TEMPO PRESENTE

di Anna Michela Borracci


Quando ci distendiamo per la prima volta sul tappetino non immaginiamo quanto profondi e radicali saranno gli effetti dello Yoga e dove ci porterà questo straordinario viaggio. E se il nostro primo obiettivo, più superficiale, sarà quello di chiudere una sequenza di belle forme, secondo rigorosi criteri tecnici, dovremo fare attenzione a non accontentarci dell’aspetto ginnico. Che a dire il vero, scopriremo poi essere il più trascurabile. È sempre più diffusa, infatti, la trappola del “si fa così”, della ricerca delle simmetrie perfette e degli allineamenti, che scambia il livello di performance raggiunto per il risultato.  Ma davvero è tutto qui? Proviamo a superare i protocolli all’occidentale, lo yoga non serve a toccarsi i piedi, a imparare a fare l’arco o a stare sulla testa. Lo Yoga non è una ginnastica, ma è anche un allenamento del corpo; non è una psicoterapia, ma è anche un lavoro sulla mente e sulle emozioni; non è una disciplina fisioterapica, ma è anche una riabilitazione delle nostre connessioni neurologiche. Lo Yoga è tutto ciò, espande la mente nel corpo, creando una rete interconnessa e sensibile, nel qui e ora. Le posizioni sono atti magici che divengono sterili se deprivati della vita che li sostiene e dell’attenzione della mente. Ogni Asana racchiude un aspetto archetipico, ermetico che richiede di essere decodificato, interpretato e incarnato. Le posizioni sono animali, piante, figure mitologiche dalla storia esemplare e con doti eccezionali su cui meditare, assumendone le sembianze, fino a identificarsi con esse e acquisirne i poteri.

La pratica è un cammino che si fa strada facendo, non richiede particolari abilità fisiche, ma presenza. È per tutti, non ha limiti di età, è una ricerca dello straordinario nella dimensione ordinaria del quotidiano, la scoperta, in un gesto semplice, dell’intera arte di vivere. Quest’arte è movimento consapevole, riuscire ad essere esattamente nella dimensione di ciò che sta accadendo. Il cuore del sistema è imparare a vivere l’esperienza del presente, il tempo più difficile da cogliere, così fulmineo. Se idealmente riuscissimo ad essere permanentemente nel qui e ora, le nostre risposte di “attacco e fuga” e “riposare e digerire” sarebbero sempre perfettamente sincronizzate alle circostanze. Sapremmo attivarci nel momento giusto e ritornare in uno stato di tranquillità dopo uno stress. La nostra coscienza sarebbe sempre libera da ogni residuo di esperienza. Ma i sintomi legati alla minaccia permangono e si allungano su di noi come un’ombra dal passato e una paura sul futuro. I nostri sensi continuano a percepire una visione alterata della realtà. Lo Yoga ci fornisce gli strumenti per rimanere ancorati al presente. Sul tappetino impariamo a rendere consapevoli le nostre risposte mettendo in relazione le sensazioni che ci arrivano dal mondo esterno attraverso la porta dei nostri sensi; il modo in cui il corpo le interpreta nel mondo interno ed emotivo; la percezione di noi stessi nello spazio.

Analizziamo cosa succede nella posizione dell’albero. La sua caratteristica è lo stare. Proviamo ad incarnare questa qualità, attiviamo il senso di appoggio attraverso l’espirazione e l’esperienza tattile dei piedi. Immaginiamo di mettere le radici e osserviamo quali emozioni ci genera interiormente questa percezione. Proviamo a muoverci con lentezza e in modo armonico, come un tronco che cresce; ogni piccolo passaggio rappresenta un cambiamento di stato quasi invisibile e senza strappi. Raggiunta la forma matura, osserviamo come il nostro stare sia tra terra e cielo, lungo un asse verticale che continua a crescere da una parte e dall’altra, e contemporaneamente scandito dal tempo circolare del respiro, l’asse dei fenomeni, che rappresenta la trasformazione dei germogli in foglie, che poi ingiallendo tornano alla terra.  Rimaniamo focalizzati, con mente aperta e creativa, e meditiamo su quest’essenza dell’albero, divenendo noi stessi immobili, imperturbabili, viventi. Impariamo a descrivere i nostri stati emotivi. Più il livello di consapevolezza sarà evoluto, più saremo capaci di permanere nell’attimo presente fino a dilatarlo all’infinito.


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