MONICA VITTI : “FACCIO L’ATTRICE PER NON MORIRE”

di Antonella Reda e Susanna Rotunno


Il suo vero nome era Maria Luisa Ceciarelli, nata a Roma il 3 novembre 1931 in una tipica famiglia borghese dell’Italia di quegli anni, da mamma Adele originaria di Bologna e papà Angelo che veniva da una famiglia romana.  Una casa decisamente tradizionale dove cresce con i genitori e i due fratelli Giorgio e Franco, con una gran voglia di affrancarsi dall’educazione austera dei Ceciarelli, un’impostazione di vita lontanissima dalle tentazioni e “dalla polvere del palcoscenicoche, come le ripete la madre “corrode anima e corpo”.  E invece è proprio il teatro il suo gioco preferito fin da bambina quando insieme ai due fratelli maggiori per superare la paura, in tempo di guerra, improvvisavano piccole scene teatrali. Giorgio, trasformando una tenda in un sipario, annunciava lo spettacolo e voilà la piccola Maria Luisa appariva canticchiando o recitando qualche poesia, magari inventata sul momento.  Monica non esisteva ancora ma il seme della sua passione era già nato. 

L’ESORDIO

Un sogno che si trasforma in realtà quando, adolescente, passando davanti ai cancelli dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, racconta: “Ho cominciato guardando l’Accademia dal di fuori, io studiavo là vicino e passando vedevo questa villa circondata da un giardino e un cancello di ferro e dentro dei ragazzi che strillavano, ridevano, si buttavano per terra e sembravano dei matti, sembrava un manicomio, però sembravano dei matti felici. Allora ho pensato: che bello stare lì dentro, non essere matta ed essere libera di vivere così, al di fuori della vita ma dentro quel cancello” 

Dopo aver superato l’esame con Silvio D’Amico la aspettava un’altra prova, come Monica racconta in un’intervista rilasciata a Pippo Baudo nel 1993 per la trasmissione “Serata d’onore:” Per essere ammessa dovevi passare una visita alla gola per vedere se avevi lo strumento giusto, la voce adatta, e un famosissimo medico mi ha vistata e ha detto: Niente da fare! Non può assolutamente fare questo mestiere… io gli ho detto che se avesse insistito a non mettere l’ok e lo avesse detto a Silvio D’Amico mi sarei buttata sotto una macchina”. Col tempo proprio quella voce diventerà un suo preciso segno di riconoscimento, tanto da dubitare che fosse costruita. Ma la Vitti rispondeva che era impossibile costruire una voce così brutta. E come diceva Silvio d’Amico bisogna anche saper sfruttare i propri difetti.

Il suo primo insegnante di Teatro è il grande Sergio Tofano, che si accorge subito della sua esuberante vis comica. Il primo consiglio però è quello di cambiare nome: “Il tuo Ceciarelli non suonerà mai bene in cartellone, cambialo!” E fu così che saltò fuori il nome Monica, ispirato da quello di una protagonista di un romanzo e per il cognome tagliò a metà quello della madre Vittiglia. Nasce così Monica Vitti. È il 1953. Monica interpreta con Tofano tra gli altri spettacoli: “La Mandragola di Macchiavelli e “L’avaro” di Molière

LA VITA PRIVATA … I SUOI AMORI … IL SUO CINEMA

La Signora Adele proprio non poteva accettare questa figlia così fuori regola. Questa signora borghese non capiva neanche cosa fosse quel mestiere di attrice e forse avrebbe preferito per lei un percorsopiù normale, un liceo classico, un marito classico, un tailleur classico e aggiungeva che “per i borghesi quello che non è classico non è dignitoso” E Monica Vitti di borghese non aveva niente ed è forse anche per questo che la sua vita sentimentale fu, al contrario del “classico”, la ricerca di un amore pensato, un amore per costruire un’identità, forse compromessa dal peso di un giudizio familiare che, anche se non le impedì fare il mestiere che amava, potrebbe aver condizionato la sua sfera affettiva.

Michelangelo Antonioni è il suo primo amore, una relazione fondamentale che dura quasi dieci anni segnata da una grande sintonia artistica. La Vitti diventa la compagna di vita e la musa ispiratrice del regista ferrarese. Il primo film insieme, realizzato nel 1959, è L’avventura poi La notte (1961), L’eclisse (1962) e Deserto rosso (1964), film tutt’altro che facili, che fanno di Monica  una star internazionale. La sua recitazione originale è fatta di silenzi, sguardi persi nel vuoto, gesti considerati insignificanti. L’attrice corre però il rischio di pietrificarsi nel suo personaggio di donna difficile e complessata, destinata a soccombere davanti a problemi della vita vera.   Ma la Vitti, pur possedendo un forte temperamento drammatico, vuole dimostrare di essere un’attrice poliedrica, capace di spaziare nei vari generi, con una particolare predilezione per la commedia. 
Detto, fatto! Nel 1963 recita diretta da Luciano Salce, Dino Risi e poi nel 1968 da Mario Monicelli, nel celebrato “La ragazza con la pistola”, personaggio che le procura un’interminabile serie di premi.  Nel 1969 interpreta “Amore mio aiutami”, il primo film di e con Alberto Sordi, con cui avrà un lungo, felice sodalizio. La Vitti è ormai “mattatrice” incontrastata, unica donna capace di competere con i grandi comici della commedia all’italiana. “Il segreto della mia comicità? La ribellione di fronte all’angoscia alla tristezza e alla malinconia della vita”

Nel frattempo finisce la relazione con il regista Antonioni e nasce un’altra importante storia professionale e sentimentale con Carlo Di Palma, direttore della fotografia conosciuto sul set di “Deserto rosso”. “Mai avrei pensato di legarmi a lui” racconta nel libro “Monica, vita di una donna irripetibile” di Laura Delli Colli…“anche perché avevo deciso dentro di me che mi bastava un uomo per tutta la vita” Ma Carlo era interessante anche se a volte per lei incomprensibile” Di Palma la dirige nella sua prima regia “Teresa la ladra” del 1973 dopo averla aiutata a liberarsi dell’eredità dei personaggi di Antonioni.

 L’ultimo amore della sua vita è Roberto Russo fotografo e regista di sedici anni più giovane di lei, che l’aveva diretta in “Flirt” nell’83. Dopo ventisette anni di fidanzamento, si sposano il 27 settembre 2000 in Campidoglio, un amore così grande durato oltre 40 anni, un amore assoluto che ha superato anche i lunghi anni della malattia di Monica.

LA FORZA DEL MESTIERE

Regista, scrittrice, sceneggiatrice, volto della TV, solo quando recitava Monica era serena, forte, decisa. Ha lavorato con attori iconici come Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Alain Delon e Richard Harris…

Dopo essersi ritirata dalle scene nel 2002, si è spenta a Roma il 2 febbraio 2022 a 90 anni. 

 “Faccio l’attrice per non morire. Quando a 14 anni ho pensato di smettere di vivere ho capito che potevo farcela solo fingendo di essere un’altra” Monica Vitti


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