Namibia e Victoria Falls

di Maria Luisa Migliardi


Dal bianco deserto della Namibia alle cascate tonanti dello Zambesi, un itinerario indimenticabile che attraversa alcuni dei paesaggi più sorprendenti dell’Africa australe: di cui tanto abbiamo letto nei libri di Wilbur Smith.

Prima di partire, una regola non scritta da custodire come un bagaglio invisibile: il silenzio. Vale qui come in ogni angolo del Pianeta dove è la natura, e non l’uomo, ad essere protagonista. Ecco le tappe che questo viaggio non può lasciarsi alle spalle.

Parco Etosha

Una delle riserve faunistiche più ricche e selvagge del continente africano, regno di rinoceronti, leoni, leopardi e numerose specie di antilopi, tra cui l’orice (gemsbock), simbolo nazionale della Namibia. Il parco si estende per circa 22.000 km² tra pianure aperte, dense boscaglie e l’Etosha Pan, un immenso deserto coperto di sale capace di stupire anche il viaggiatore più esigente. Nella stagione delle piogge il Pan si allaga e diventa punto di raduno per migliaia di fenicotteri rosa; nella stagione secca si trasforma in un mare di polvere bianca, attraversato da miraggi, dove 130 specie di mammiferi vagano in cerca d’acqua.

Damaraland

Una delle regioni più remote e aspre della Namibia, quasi del tutto disabitata. Qui la geologia si fa drammatica: paesaggi montuosi scolpiti dal vento e dal tempo, dove il deserto incontra la roccia e il cielo notturno si trasforma in un tappeto di stelle.

Il Damaraland deve però la sua fama soprattutto a Twyfelfontein, considerata informalmente la più grande galleria d’arte rupestre a cielo aperto del mondo. Patrimonio dell’Umanità UNESCO, il sito custodisce circa 5.000 incisioni e dipinti realizzati tra 6.000 e 10.000 anni fa dai cacciatori-raccoglitori dell’Età della Pietra e, in epoca successiva dai Khoikhoi, gli indigeni che vivevano nella zona. Tra le figure raffigurate: giraffe, leoni, foche, fenicotteri, oltre a sagome umane e motivi geometrici. Durante i safari nella zona si incontrano ancora leoni, rinoceronte nero, la rara zebra di montagna e i celebri “elefanti bianchi”, che si ricoprono di fango chiaro per proteggersi dal sole del deserto.

Dove dormire: Wilderness Damaraland Camp, oppure Mowani Mountain Lodge

Kaokoland: i villaggi Himba sul fiume Kunene

La visita a un villaggio Himba, lungo il Kunene River, è uno degli incontri più toccanti del viaggio. Gli Himba sono una delle comunità indigene più iconiche dell’Africa, riconoscibili per la pittura corporea color ocra ottenuta mescolando burro e terra rossa  e per le elaborate acconciature delle donne. Vestiti con gonnellini di pelle animale, gli Himba hanno conservato intatte tradizioni tramandate di generazione in generazione, in un equilibrio con la natura che sembra appartenere a un altro tempo.

Dove dormire: Opuwo Country Lodge — reservations@opuwolodge.com

Skeleton Coast e Cape Cross

La Skeleton Coast prende il nome dai numerosi relitti di navi che punteggiano le sue spiagge: una costa un tempo temuta dai naviganti per le forti correnti e la fitta la nebbia, oggi è un’attrazione tanto inquietante quanto irresistibile. Qui l’Oceano Atlantico si infrange sulle sabbie bianche del deserto in un paesaggio che non ha eguali altrove.

Poco più a sud, il promontorio di Cape Cross ospita la colonia di otarie più numerosa del mondo: oltre 100.000 esemplari, attirati dal pesce abbondante portato dalle fredde correnti del Benguela. Ogni giorno le otarie mangiano una quantità di pesce pari all’8% del proprio peso corporeo, danneggiando l’ecosistema marino; per questa ragione il governo namibiano autorizza in alcuni periodi dell’anno, la caccia ai cuccioli per non far aumentare la popolazione delle otarie. Un paradosso non da poco, considerando che la Cape Cross Seal Reserve nasce proprio per proteggere questi animali.

Consiglio pratico: l’odore di urea emanato dalle migliaia di otarie è molto intenso e un fazzoletto profumato da tenere sotto il naso è quasi un must. Ma ci si abitua in fretta e lo spettacolo che si osserva percorrendo le passerelle a pochi passi da questi simpatici animali vale ogni minima scomodità.

Swakopmund èuna cittadina coloratissima sull’oceano, dai tratti architettonici germanici ben conservati, incastonata tra le dune del deserto e le acque fredde dell’Atlantico. Una sosta quasi obbligata lungo il percorso.

Dove cenare: Hafeni Traditional Restaurant, nel vivace quartiere di Mondesa, per un assaggio autentico della cucina namibiana.

Il Deserto del Namib, con i suoi 50.000 km², è una delle aree di conservazione più estese al mondo e, con i suoi circa 55-88 milioni di anni, è il deserto più antico del pianeta. Il nome stesso, nella lingua dei Nama, significa “vasto”.Le sue attrazioni più iconiche sono le dune di Sossusvlei e gli alberi pietrificati di Deadvlei. Ci sono due modi per ammirare queste dune, le più alte del mondo: un volo in mongolfiera all’alba, oppure salirci a piedi prima che il sole sia alto e le dune si affollino di visitatori. Nell’arco della stessa giornata i colori della sabbia virano dal rosso intenso al rosa.

Sossusvlei custodisce due dune famose: Big Daddy è la più fotografata (alta 300 metri) mentre la Duna 45 è la più facile da scalare grazie a una pendenza più dolce. Dall’alto si scopre Deadvlei, un’antica palude di argilla bianca dove alberi di acacia, senza acqua da 900 anni, stanno ancora in piedi, anneriti e sbiancati dal sole come sentinelle immobili in un paesaggio quasi dipinto. Il contrasto tra il bianco dell’argilla essiccata, il rosa-rosso delle dune e il nero degli alberi pietrificati è una delle immagini più fotografate dell’Africa australe.

Dove dormire: Wilderness Little Kulala — tel. +27 11 257 5000

Victoria Falls

Avvicinandosi a queste immense cascate, il rombo dell’acqua si fa sentire prima ancora di vederle:

sono le acque del fiume Zambesi che compiono un salto di oltre 100 metri lungo un fronte lungo più di un chilometro e mezzo. La loro particolarità sta nel fatto di poter ammirare tutto lo spettacolo da un singolo punto e non a caso figurano tra le 7 meraviglie naturali del mondo. La grande massa d’acqua, cadendo, genera una nebbiolina che sale nel cielo ed è visibile a molti chilometri di distanza. I locali chiamano le cascate “Il fumo che tuona”.

Come visitarle:

  • A piedi, raggiungendo i punti panoramici come Main Falls e Devil’s Cataract, per poi attraversare il ponte Victoria Falls e godere di una vista unica dalla gola (tra le 14 e le 16 è il momento migliore per gli arcobaleni)
  • In rafting sullo Zambesi, un’esperienza adrenalinica da provare almeno una volta — pagaiando in autonomia o su un canotto più grande
  • In elicottero, con un volo di 12-25 minuti che regala una vista mozzafiato sulla Batoka Gorge
  • In crociera, al tramonto o per una cena ai piedi della cascata

Agenzia viaggio in Namibia: EAGLESROCK TOUR & SAFARI tel: +264 61 234 542 (parlano italiano)


mail: marialuisamigliardi@womenlife.it