LUIGI COPPEDÈ

di Flaminia Casardi


Il dualismo è la chiave di lettura di una personalità come quella di Gino Coppedè, come si può evincere dalla foto, era un amante della buona cucina e del buon vino, ma questo aspetto di allegro toscanaccio, piuttosto bene in carne, non va preso alla leggera. Luigi per tutti Gino non era un buontempone. Figlio di un ebanista impara con i fratelli i segreti della scultura in legno, la ricchezza decorativa tipica di quest’arte non lo abbandonerà mai, diventando uno dei caratteri salienti dei suoi progetti architettonici. La prima commissione gli verrà affidata da un imprenditore di Genova dal nome anglosassone. Appena terminati gli studi di Architettura, Coppedè si lancerà nell’ideazione di una dimora impreziosita da una serie di elementi quali torrette, merlature, fregi che verrà chiamata “Castello Mackenzie” e il suo successo darà il via alla sua carriera. Attivo in molte città d’Italia, da Messina dove famoso è il suo Palazzo del Granchio, dalle atmosfere sfarzose e fittizie, quasi fosse una scenografia, lavora in seguito al Castello di Caccia del Marchese Puccio, meglio conosciuto come Villa Lemme. A Genova ricoprì vari incarichi pubblici, tra cui Commissario per il riordinamento dei Piani Regolatori, ottenne riconoscimenti dalle Accademie di Perugia, Urbino e Pisa. A Roma il quartiere che prende il suo nome non sarà invece un progetto facile. La Roma dell’inizio ‘900 era ancora una città papale, legata al monumentale, al grandioso, all’antichità e far accettare uno stile come quello Liberty, nato in città straniere, sarà molto complicato; bisognava, quindi, trovare un compromesso tra linee svelte, mosse, tormentate, forse peccaminose, e il gusto corrente, decisamente classico. Coppedè era un massone e probabilmente quest’appartenenza lo ha aiutato parecchio; tutte le sue opere sono disseminate di simboli esoterici che lasciano aperte le varie possibilità d’interpretazione. Morirà nel 1927 a Roma, nello stesso mese della sua nascita, Settembre. Molti interrogativi restano irrisolti, ma noi possiamo godere delle sue opere, giocando ad una “caccia al tesoro” tra i suoi simboli e i dipinti.


mail: flaminiacasardi@womenlife.it