IL MOVIMENTO ESSENZIALE DELLA VITA PRANA/APANA

di Anna Michela Borracci


Una cellula ci dice già tutto della vita. Essa rappresenta l’unità più piccola dell’esistenza. Osserviamola con meraviglia. La sua membrana non è solo un involucro ma una struttura attiva e selettivamente permeabile che la separa dall’esterno, la protegge e ne mantiene l’equilibrio, permettendo lo scambio di sostanze. I nutrienti e l’ossigeno penetrano all’interno dove vengono trasformati nel carburante della vita, secondo le istruzioni contenute nel nucleo. Le sostanze di scarto vengono espulse. Se la membrana cellulare non è sufficientemente permeabile o insufficientemente selettiva, la cellula si intossica, smette di funzionare, si gonfia, si secca, muore. Anche nello yoga, il cuore della pratica si fonda sulla capacità di nutrire e purificare: Prana, il vento che da vita, che anima, che sostiene l’espansione della coscienza; Apana, il vento discendente che governa le funzioni liberatorie di espulsione e il riposo. Tutto in noi è governato da questo duplice movimento di trasformazione. Il respiro che entra ed esce dai polmoni e dalla pelle, il viaggio del cibo attraverso il nostro apparato digerente, le impressioni che entrano dalle porte dei sensi e devono divenire, azioni, parole, sogni. Se le cose non scorrono lisce, ecco i catarri, gli edemi, i pensieri ossessivi, gli incubi, i blocchi.

Lo yoga ci può aiutare a rimanere permeabili alla vita, come una membrana cellulare, insegnandoci a riconoscere cosa ci serve veramente e cosa scartare. Perché se non moltissimo possiamo fare sulla qualità dell’aria che respiriamo e sul cibo che acquistiamo, possiamo provare almeno sul tappetino a imparare a gestire il nostro mondo interno: capire chi siamo e di cosa abbiamo realmente bisogno, perché tutto funziona meglio quando corpo e mente sono in accordo e creano un substrato favorevole alla vita. Analizzarci, anche solo posturalmente, ci racconta molto sulla nostra vera natura. Come ci sentiamo più comodi, ad esempio. Se siamo costretti in un atteggiamento non nostro, Prana e Apana non potranno più fare il loro gioco, ci sarà sempre qualcosa che non riuscirà ad entrare o qualcosa che dovrà urlare per uscire. Cosa ci appartiene veramente e quali sono invece quegli atteggiamenti che abbiamo assunto per difesa o per paura o per rabbia, e che alterano il nostro sistema immunitario, il funzionamento degli organi, la qualità delle relazioni con gli altri e con l’ambiente in cui viviamo? Siamo anche noi un’unica grande cellula pulsante, che per funzionare bene ha bisogno che le informazioni che provengono dai sui centri di controllo, cuore e mente, non siano contraddittori.

Quindi proviamo a fermarci, iniziamo a respirare, a sentirci veramente cellula. Sentiamo l’aria che entra e l’aria esce dal naso. Proviamo ad uscire dal sentiero grossolano della materia fisica, per addentrarci nei percorsi psichici del nostro respiro. Percepiamo il movimento di salita e discesa lungo la colonna, come un ascensore, e poi ovunque come un’aura che si espande e si ritrae. Lasciamoci accogliere dal mondo della qualità dello Yoga. L’inspiro diventa Prana, entrando ci porta ad espanderci, ad animarci e vivere contrastando la forza di gravità. È leggerezza del cuore, elevazione. L’espiro diventa Apana, uscendo elimina ciò che è estraneo e pericoloso, ci libera da ciò che non ci appartiene e che spesso, invece, scambiamo come parte di noi, lo scarto delle emozioni. È radicamento, appoggio, equilibrio. Giochiamo con la forza di questi due venti nelle diverse posizioni per allenarci a rimanere centrati e stabili anche nel cambiamento e nella trasformazione; forti e sicuri ma non pietrificati; senza mai perdere la nostra elasticità fisica e mentale, qualità fondamentale per affrontare l’esistenza.

Una bipolarità, questa tra forze contrapposte e complementari, che diventa una danza, una digestione continua dell’attimo passato, del presente e di quello che immaginiamo come futuro. Ecco allora che quella che incontriamo, non è più una forma esterna, ma il nostro corpo vivo. E su di esso, come veri artisti, creiamo circuiti per la libera circolazione degli aspetti essenziali alla vita.

La mente guida Prana. Qualcosa inizia a viaggiare in una rete infinita di ruscelli, mette in relazione ogni cellula, anche le più periferiche, il mondo interno con quello esterno e l’esterno con l’interno. Creiamo questa potenza e lasciamola scorre, entra e esce da porte immaginate, ma codificate, si accumula come riserva, imprimendosi in noi, vivifica e purifica penetrando in profondità fino ad andare a nutrire e riparare ogni tessuto, articolazione, organo, pensiero e ciò che presiede alle loro stesse funzioni. È il potere terapeutico dello Yoga.


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