I VINI VULCANICI DEI TENIMENTI LEONE

di Giuliana Duchini
Conosciuti come Castelli Romani, i Colli Albani sono il retaggio dell’antico Vulcano Laziale, la cui fertilità ha storicamente favorito l’insediamento umano. Più che un singolo vulcano si tratta di un complesso di crateri sovrapposti che nel tempo hanno dato vita ad un paesaggio collinare iconico, dove la natura rigogliosa dei boschi si fonde con le vigne e i caratteristici centri abitati.

In Italia quasi 17.000 ettari di suolo vulcanico producono ogni anno circa 150 milioni di bottiglie, molto apprezzate anche all’estero. Questo settore è rappresentato dal marchio “Volcanic Wines” un sodalizio di produttori nato nel 2012 per promuovere e tutelare la specificità dei vini nati su terreni di origine vulcanica. Da questi suoli ricchi di minerali come fosforo, potassio, zolfo, rocce laviche e tufi, derivano vini dalle caratteristiche particolari per identità territoriale, personalità, mineralità e longevità. Ed è proprio questo l’intento dell’Azienda vinicola biologica Tenimenti Leone i cui 38 ettari vitati di una proprietà ben più estesa crescono sui dolci pendii che da Lanuvio guardano il mare, protetti dai monti Lepini a guardia dei venti più freschi. Una volta varcato il cancello, ad accogliere il mio gruppo di affezionati winelovers, c’è Matteo il Brand Ambassador che sarà la guida per tutto il percorso alla scoperta di questa interessante realtà. Poi con una bella passeggiata tra i vigneti si giunge all’antica Torre di Presciano, ora restaurata e fruibile. Dopo un’ascesa di 80 scalini si arriva alla sommità, su una terrazza panoramica da cui la vista gode di un paesaggio sconfinato, tra vigneti, boschi, rilievi, fino al mare dove nelle giornate limpide appare il promontorio del Circeo.


Di seguito si visita la cantina, perfetta, ordinata, pulita: è qui che tecnologia e antichi saperi si fondono nel presente. Ma le sorprese non sono finite: attraverso un ingresso tipo “bunker” entriamo nella zona sotterranea delle grotte, un labirinto scavato nella roccia tufacea dedicato all’affinamento del vino. Anfore, ovetti in cemento, barrique, tonneau, accolgono il prezioso nettare per farlo riposare e migliorare.



Una breve sosta nella nuovissima sala multimediale dallo schermo a dir poco enorme, ci consente di riprendere fiato e guardare un breve ma emozionante e suggestivo filmato che racconta la storia dell’azienda. Spettacolare! Non ci resta che attraversare il labirinto rosa (dal bel colore delle sue pareti) per ritornare alla luce abbagliante del sole di primavera e dedicarci all’assaggio dei vini, accompagnati da gustosi taglieri di prodotti locali, nella confortevole e moderna sala degustazione.



Nel descrivere i vini, la storia riemergerà dal passato nei nomi evocativi delle singole e stilose etichette. Iniziamo con Anchoram che cita l’àncora come gesto di quiete e sospensione, proprio quello stato d’animo che induce un sorso di questo spumante metodo Martinotti a base di uve Bellone (12,5%):giallo paglierino brillante, pérlage sottile e persistente, fiori bianchi, pera, mela renetta ed una vena agrumata stuzzicano il naso e accompagnano il sorso verticale e grintoso, sostenuto dalla tipica struttura del vitigno, chiudendo con freschi richiami di pompelmo e cedro avvolti da una trama salina che ricorda il mare. Vulc Num Roma DOC 2024 (100% Bellone)12,5% un richiamo al vigore del vulcano e alla sacralità del “numen” latino: un nome che evoca allo stesso tempo, potenza naturale e sapienza divina. Affinato 6 mesi sulle fecce fini per aumentarne il sapore e la persistenza, dal colore giallo dorato, al naso svela un bouquet raffinato e complesso: l’acidità degli agrumi si intreccia alla delicatezza del mirtillo bianco e della violetta, chiudendo su un intrigante sentore fumé. Al palato emerge la sua anima vulcanica: una mineralità profonda e una spiccata freschezza si fondono in un sorso voluminoso e persistente. Caliga IGP Lazio 2024 (45% Bellone,45% Vermentino,10% Chardonnay)13%, il suo nome ricorda le navi monumentali, i cui resti sono conservati nel Museo di Nemi, che l’imperatore Caligola, seguace del culto orientale di Iside, fece costruire per celebrare la tradizione egiziana. Affinato 6 mesi sulle fecce fini si presenta con un bel colore giallo paglierino, al naso prevalgono i sentori tipici del Vermentino come gelsomino, glicine, seguiti da quello vegetale del Bellone. Il gusto è arricchito dalla struttura dello Chardonnay che conferisce sfumature di frutta esotica, lasciando una piacevole sensazione di ricercata salinità. Dopo tre bianchi un rosso Aspis il cui nome celebra il serpente sacro del tempio di Giunone Sospita a Lanuvio, al quale venivano porte le offerte per propiziare buoni raccolti. IGP Lazio 2024 (87% Syrah,8% Merlot,5% Montepulciano) 13,5%. Rosso rubino luminoso, offre un bouquet che profuma di bosco, un’esplosione di piccoli frutti rossi come lampone e ciliegia attraversata da note speziate tipiche del Syrah che ritroviamo in bocca, accompagnate dagli eleganti tannini del Merlot, per chiudere con un tocco di piacevole morbidezza.
Un tuffo nella storia, un suolo che sempre di più riesce ad esprimere la sua forza e la sua potenzialità, vini che racchiudono un’identità territoriale unica…questo in poche parole è il racconto dei Tenimenti Leone.


Azienda Agricola Tenimenti Leone-Via di Fontana Parata,4 Lanuvio
06 93709561

