DOMUS AUREA

di Luca Berretta


La Domus Aurea fu forse un sogno, un palazzo di potere, simbolo dei desideri grandiosi di un uomo d’eccezione, nel bene e nel male, come indubbiamente fu Nerone.

La Domus Aurea era un mondo che comprendeva nei suoi confini il mondo. C’erano le acque marine, i boschi, le fontane, i giardini, le vigne e i templi degli Dei.

Costruita a pochi passi dal Foro Romano, era disposta a (1) terrazze sul pendio del Colle Oppio, al di sopra di un lago artificiale.

Nerone intervenne nell’avvallamento compreso fra il Colle Velia, il Celio e colle Oppio dove esisteva uno stagno naturale. Monumentalizzò il bacino, circondandolo di edifici. Ne incrementò l’afflusso di acqua facendovi giungere acqua dalle sorgenti dell’Acqua Claudia.

L’incendio di Roma del 64 a.c. che distrusse parte della città, diede a Nerone l’occasione per costruire un nuovo complesso edilizio che occupava le alture il Celio. Un intervento che attirò l’odio della popolazione per via degli espropri dei terreni e per lo sperpero di finanze pubbliche.

La Domus venne costruita tra il 64 e il 68 d.C. Lunga circa 300 metri, la villa, con 150 camere, era suddivisa in due ali, una occidentale ed una orientale.

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Oggi, entrando nella Domus, sembra che il palazzo sia sprofondato sotto terra, inghiottito dal freddo e dall’umidità. Ma in origine le sale, aperte su portici e ninfei o sulla vallata verso il lago, erano luminose e ariose. Ambienti decorati, con mosaici e marmi a pavimento (2), con volte e pareti dipinte con soggetti mitologici e simulacri di dei. Tra le stanze più note della D.A., c’è Il salone “della volta delle civette” così chiamato per i motivi decorativi della volta ispirati a modelli ellenestici, con fascia decorata da civette, la “sala dalle volte gialle” con leggeri disegni floreali su un fondo uniforme chiaro. Un altro dei luoghi più affascinanti della domus (3) è il “ninfeo di Ulisse e Polifemo”, ma della sua ricchissima decorazione si è salvato poco. Nel corpo edilizio orientale, si trova la “sala della volta dorata”, un ambiente con una ricca e sfarzosa decorazione a stucchi, decorati a foglia d’oro, con marmi policromi a pavimento e pareti. Ma il luogo forse più simbolico della D.A. è la grande sala ottagonale.(4)

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È uno dei fulcri del palazzo, attorno al quale si dispongono a raggiera gli ambienti che fungevano sia da ambulacri che da elementi a sostegno della cupola ottagonale.

Gli spazi intorno alla sala, coperta da una cupola (5) che le dava l’illuminazione, rappresentarono una soluzione architettonica assai innovativa per l’epoca. Il grande lucernario al centro della cupola verrà ripreso in edifici di età imperiale, e tra questi il Pantheon. La sala, luogo per incontri conviviali, aveva un soffitto che ruotava con un meccanismo simile a una macina. Era agganciato a binari posti lungo il bordo dell’apertura centrale e veniva mosso da schiavi.

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Un altro degli ambienti diversamente decorato è “la sala delle maschere”. Il pavimento è formato da un mosaico di piccole tessere bianche. La decorazione parietale si rifà a uno stile pompeiano. Nella Domus esistevano ingegnosi sistemi per profumare le stanze attraverso il soffitto a volte, composto da lastre forate in modo da far piovere dall’alto fiori ed essenze.

Nel 68 d.C. Nerone, tornando a Roma, sentì che il clima di odio nei suoi confronti era particolarmente aumentato. Si sentiva detestato da tutti, decise così di porre fine alla sua vita facendosi uccidere da un suo liberto. Alla morte dell’imperatore il senato votò e approvò la sua “damnatio memoriae” (“condanna della memoria”), che consisteva nell’eliminare qualsiasi traccia del suo passaggio, ovvero la cancellazione e la distruzione della Domus Aurea.

La casa d’oro scomparve. Vespasiano prosciugò il lago artificiale con le macerie degli edifici innalzando sul terreno l’anfiteatro Flavio, ovvero il Colosseo.  Nel 104 d.C., Traiano costruì le sue terme, utilizzando i padiglioni della Domus come fondamenta. Le camere furono ricoperte di terra (6) fino alle volte. Per circa 1400 anni la Domus Aurea sprofondò nel più totale oblio.

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Il ritrovamento di questa affascinante arte classica avvenne nel 1480 quando un giovane romano cadde accidentalmente in una fessura sul versante del colle Oppio, ritrovandosi in una insolita grotta con antichi affreschi sulle pareti. Un’altra versione riporta di alcuni artisti che individuarono degli anfratti nel terreno e decisero di calarsi con delle funi.

Tra i primi a scendere vi furono il Pinturicchio, Filippino Lippi e Signorelli. Questi “archeologi” ante litteram scoprirono, dopo secoli di oblio, le rovine dell’immenso palazzo imperiale di Nerone. Un anonimo autore scrisse:

“Tra le pareti dissotterate i colori appaiono leggeri, freschi, una carezza quasi segreta. C’è tra le superfici una pura fisicità che riemerge improvvisa, l’odore della storia sommersa, la scoperta di un mondo che riscopre le origini perdute del nostro tempo”.

Le pitture suscitarono l’ammirazione di molti artisti rinascimentali tra cui Raffaello e Michelangelo, e ispirarono un nuovo stile decorativo definito “a grottesca” (7). Fu così che l’arte fece rinascere e rese immortale l’eredità della Domus Aurea.

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La D.A. ha rappresentato un grande momento artistico con pitture e colori che hanno saputo influenzare le arti moderne. La pianta ottagonale della DOMUS sarà anche un riferimento compositivo per le architetture che verranno fino a diventare figura geometrica caratterizzante battisteri, chiese ed edifici attraverso un complesso percorso storico e simbolico.


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