CAORLE: LA LAGUNA CHE ISPIRÒ HEMINGWAY

di Alessandra Turco
Osservò il cielo rischiararsi oltre il lungo margine della palude e vide in lontananza le montagne coperte di neve. Il colonnello udì uno sparo alle spalle dove sapeva che non c’erano appostamenti e voltò il capo a guardare di là della laguna gelata, la lontana spiaggia coperta di falascò. Volavano alti nel cielo i germani reali e i codoni si alzavano all’improvviso dai canneti verso spazi eterni; guizzava il cefalo a mezz’aria ricadendo nell’acqua e le anatre si perdevano nei giochi di ali e di luci.
Mentre guardava la laguna veneta, così scriveva Ernest Hemingway nel suo romanzo Di là dal fiume e tra gli alberi, una delle opere più intime e controverse dello scrittore americano. Al centro del racconto c’è un colonnello dell’esercito statunitense, reduce dalla Seconda guerra mondiale, che vive un amore assoluto e disperato per una giovanissima nobildonna veneziana. Un uomo segnato dal conflitto, eccessivo nei modi, nel bere, nelle emozioni, che lentamente si consuma con una dolcezza malinconica. Dietro questa figura si intravede chiaramente la maschera dell’autore stesso, che affida al suo personaggio il peso dei ricordi, delle ossessioni e delle disillusioni di una vita vissuta intensamente.
La laguna veneziana è lo scenario privilegiato di questo romanzo: Venezia è una città affascinante, sensuale, mondana, capace di sedurre e allo stesso tempo di stancare. Hemingway la ama profondamente, ma ne avverte anche il lato soffocante, quasi teatrale. È una città che chiede attenzione, che impone la sua bellezza e non concede tregua. Proprio per questo, lo scrittore sente spesso il bisogno di allontanarsene, di fuggire verso luoghi più silenziosi, dove il tempo sembra rallentare e la vita ritrovare una misura più autentica. Caorle.
È proprio qui che Hemingway trova questo equilibrio, qui, lontano dai salotti e dalle luci veneziane, scopre una dimensione fatta di acqua, cielo e attese. Un paesaggio che non si impone, ma si lascia osservare. La laguna diventa per lui un luogo dell’anima, una fonte di ispirazione poetica, un rifugio in cui ritrovare se stesso. Caorle è un borgo marinaro discreto e ancora poco conosciuto, che si insinua nella scrittura di Hemingway con naturalezza e appare come una lunga passerella colorata, un nastro di case dalle tinte pastello che accompagna lo sguardo fino all’orizzonte del mare. Qui l’acqua si fonde con il cielo in un gioco di riflessi cangianti, creando un capolavoro di luce e di colore che muta con il passare delle ore. È un luogo che non ostenta la propria bellezza, ma la offre con generosità a chi sa guardare.
Negli anni in cui Hemingway frequenta queste zone, Caorle è un piccolo paradiso riservato a pochi. L’accesso più autentico non è segnato da strade o indicazioni, ma dall’amicizia con i pescatori, custodi silenziosi di una conoscenza antica. Solo attraverso di loro è possibile entrare davvero in contatto con l’anima del luogo, fatta di mare aperto, reti stese al sole e racconti sussurrati all’alba.
Caorle è una cartolina veneta dai colori morbidi: la sabbia compatta e ordinata, il mare che cambia umore, le facciate delle case che sembrano dipinte una a una. Ma è anche, e soprattutto, un luogo di storia e snodo importante verso le colonie interne in epoca romana e risorsa di uomini ma anche imbarcazioni con la dominazione veneziana.

Una storia che affonda le sue radici sopratutto nella tradizione marinara, nel rapporto quotidiano e rispettoso con la laguna, nel ritmo lento imposto dalle maree. Qui il tempo non corre, ma scorre, seguendo il passo delle barche e il respiro dell’acqua che lascia spazio anche alle sugestive e antiche abitazioni dei pescatori, i casoni di Caorle, realizzati con materiali semplici e naturali come canne palustri e legno. Questi edifici, un tempo utilizzati come rifugi stagionali durante le battute di pesca sono il simbolo della vita e delle tradizioni della comunità lagunare caorlotta.
Oggi i casoni sono diventati un autentico simbolo del territorio e possono essere ammirati percorrendo la Via dei Casoni, una strada sterrata e ciclabile che costeggia la sponda di terraferma e si dirige lentamente verso il mare. Il percorso, immerso in un paesaggio silenzioso e naturale, può essere affrontato a piedi in circa quaranta minuti, offrendo un’esperienza piacevole e suggestiva.
Il centro storico della cittadina conserva ancora intatto il fascino di un tempo con le sue caratteristeche calli e i suoi capielli pittoreschi mentre il campanile cilindrico svetta in alto come a ricordare la fierezza di un piccolo borgo che attraversato da rii e canali navigabili fu crocevia di uomini e culture. Ancora oggi navigare nella laguna di Caorle significa lasciarsi cullare dal movimento dolce di una barca, mentre lo sguardo si perde nell’azzurro e la mente si svuota. È una sensazione di pace primordiale, quella stessa che Hemingway cercava per sfuggire ai fantasmi della guerra e al peso della fama. In questi silenzi, interrotti solo dal richiamo dei gabbiani e dallo sciabordio dell’acqua, lo scrittore ritrovava quella verità semplice che ha sempre inseguito nella sua narrativa.
Ancora oggi, Caorle conserva intatto questo fascino discreto. Non è solo una meta balneare, ma un luogo dell’anima, capace di raccontare una Venezia diversa, meno appariscente e più autentica. Un luogo che invita alla lentezza, alla contemplazione, e che continua a parlare a chi, come Hemingway, cerca nella bellezza non lo stupore, ma la quiete.


