CHE IDEA!

di Paola Merolli


“Un giorno ho avuto un’idea… E adesso cosa ne faccio?… Mi sembrava qualcosa di strano, di fragile. Non sapevo cosa farne, quindi me ne allontanai…”.

Così inizia Che idea! il bellissimo albo scritto da Kobi Yamada e illustrato da Mae Besom, pubblicato da Edizioni Nord Sud. Un libro non solo per i più piccoli, poiché parla di qualcosa che appartiene a tutti noi: le idee.

Un bambino, un giorno, ha un’idea. Non sa bene da dove sia arrivata né cosa farsene. La osserva, la teme, prova a ignorarla, a nasconderla, ma niente da fare: l’idea continua a seguirlo. E lui si preoccupa del giudizio degli altri: se ridessero? Se la trovassero sciocca e gli dicessero di lasciar perdere?

Pagina dopo pagina, il bambino impara a convivere con la sua idea, a crederci, proteggendola e nutrendola. L’idea cresce insieme alla sua fiducia, fino a quando accade qualcosa di straordinario.

Che cos’è un’idea?

La Treccani definisce l’idea come “ogni singolo contenuto del pensiero, ogni entità mentale, e più in particolare la rappresentazione di un oggetto alla mente, la nozione che la mente si forma o riceve di una cosa reale o immaginaria.”

Una definizione corretta, ma molto meno poetica del dire che un’idea è come un seme che nasce nella mente e che per crescere ha bisogno di tempo, di curiosità, di attenzione e soprattutto di coraggio. A volte arriva all’improvviso mentre giochiamo, leggiamo, osserviamo qualcosa o ci perdiamo nei nostri pensieri ma, raramente, le idee arrivano dal nulla. Nascono dall’incontro tra cose che già conosciamo. Il cervello mette insieme ricordi, immagini, emozioni, domande, esperienze e sogni, creando qualcosa di nuovo. Le connessioni si moltiplicano e s’intrecciano e bisogna provare, sbagliare e ricominciare e, all’improvviso compare qualcosa che prima non esisteva.

Proprio come nel libro di Yamada: perché le idee e i bambini sono una coppia perfetta.

Gli studi sulla creatività ci dicono infatti che i bambini possiedono una straordinaria capacità di generare idee nuove: non hanno ancora accumulato molti pregiudizi e osservano il mondo con occhi curiosi.

Da dove e come nascono davvero le idee? Ancora oggi non lo sappiamo esattamente. Conosciamo molti dei meccanismi coinvolti: le connessioni sinaptiche, l’interazione tra i due emisferi cerebrali, il pensiero divergente che apre nuove possibilità e il pensiero convergente che le seleziona e le organizza.

Sappiamo che la memoria svolge un ruolo fondamentale e che spesso la creatività consiste nel mettere insieme elementi già conosciuti in modi nuovi.

Ma non esiste una formula matematica dell’invenzione.

Quello che sappiamo è che la capacità creativa nasce con noi. Da bambini il nostro potenziale creativo è enorme. Crescendo, però, tendiamo a perderne una parte. Le abitudini, la paura di sbagliare, i giudizi esterni e talvolta anche il sistema educativo finiscono per soffocare quella spontaneità che avevamo da piccoli.

Eppure non è una capacità perduta per sempre.

Lo studioso George Land sostiene che possiamo recuperare gran parte del nostro potenziale creativo, ritrovando quel ‘genio creativo’ di cinque anni che non ci ha mai davvero abbandonato.

Le straordinarie illustrazioni di Mae Besom riescono, da sole, a raccontare l’evoluzione emotiva del protagonista, a rappresentare visivamente l’importanza dell’originalità, della resilienza e della fiducia in sé stessi.

Mae Besom trasforma l’idea in una fragile e curiosa creatura dorata che si muove, all’inizio, in un mondo quasi completamente in bianco e nero. Poi, man mano che cresce la relazione tra il protagonista e la sua idea, il colore invade le pagine fino a esplodere nel finale.

Un altro albo che affronta lo stesso argomento con illustrazioni altrettanto accattivanti è quello dell’illustratore e autore Hervé Tullet: “Un’idea”:

“I bambini vogliono sapere tutto e non hanno pregiudizi. Più sono piccoli e più sono aperti. Tutto è comprensibile e in grado di comunicare con loro. Tutto quello che dovete fare è mostrare qualcosa, per farla diventare l’inizio di una nuova cosa.”

Anche Gianni Rodari considerava l’immaginazione una capacità da allenare ogni giorno. La fantasia, secondo lui, non è una fuga dalla realtà ma uno strumento per comprenderla meglio e trasformarla.

Albert Einstein diceva che “L’immaginazione è il cervello che si diverte”.

Se le idee sono semi, allora dobbiamo imparare a nutrire il terreno. Più alimentiamo la nostra mente con esperienze diverse, più aumentano le possibilità di creare nuove connessioni. Per questo è importante uscire ogni tanto dal proprio ambito abituale, conoscere punti di vista diversi, studiare discipline lontane tra loro e concedersi il tempo di osservare.

Ed è proprio qui che risiede la forza di questo piccolo grande libro. Non parla soltanto ai bambini. Parla a chiunque abbia avuto un’intuizione apparentemente impossibile, un progetto accolto con qualche risata o un sogno considerato irrealizzabile.

In un’epoca che corre e pretende risultati immediati, il libro di Kobi Yamada celebra invece la pazienza, la creatività e la fiducia in ciò che ancora non esiste.

Un’idea. Forse cambierà il mondo.  Forse cambierà soltanto noi.


mail: paolamerolli@womenlife.it