IMPROVVISAMENTE L’ESTATE SCORSA

di Pino Ammendola


Come di consuetudine, anche in questo numero, vi parlerò di uno spettacolo che mi ha particolarmente colpito: “Improvvisamente l’estate scorsa” di Tennessee Williams, il geniale autore di “Un tram che si chiama desiderio”, “Zoo di vetro” e tanti altri capolavori. Il testo, scritto negli anni ’50, ha avuto una famosissima versione cinematografica a opera di Joseph L. Mankiewicz, con Katharine Hepburne e Liz Taylor, dove entrambe  furono candidate all’Oscar come migliori attrici protagoniste, ma in Italia ha goduto di pochissimi allestimenti. La prima rappresentazione risale infatti al 1991, con Alida Valli nel ruolo di Violet e Raffaella Azim in quello della nipote, dirette dal regista franco-tunisino Chérif. Nel 2005 una nuova messinscena, da un’idea registica di Giuseppe Patroni Griffi, vide protagonista Rossella Falk, affiancata da Laura Marinoni nella parte di Catherine. Dopo venti anni la stessa Marinoni ritorna a interpretare questo testo, ma questa volta nei panni dell’anziana madre e lasciatemelo dire subito, non ci fa minimamente rimpiangere né il delizioso ‘birignao’ d’antan di Alida Valli, né l’algida intrigante sensualità della Falk, riesce infatti a mantenere uno straordinario equilibrio tra sofisticazione tragica e  aristocratico realismo, rimanendo sempre ‘illuminata’ da una sottile ironia, una prova insomma di grandissima maturità artistica.

Accanto a lei, a dar corpo e sangue al ruolo della nipote, vittima da sacrificare sull’altare delle convenzioni e del perbenismo borghese, Leda Kreider, una vera scoperta! Una giovane attrice che non conoscevamo e che ci ha letteralmente sorpresi per l’intensità emotiva con cui affronta un ruolo così difficile, ‘maneggiato’ in maniera dolorosa e contraddittoria dallo stesso autore (pare che il personaggio rappresenti Rose Williams, sorella di Tennessee, costretta, da una madre dominante, a sottoporsi a una lobotomia). La Kreider usa toni volutamente dissonanti, per poi ‘sfoderare’ delle fissità e dei silenzi così carichi di intenzioni, che si fa fatica ad associarli alla sua giovane età. Un attrice insomma di cui sentiremo molto parlare, non ha caso già vincitrice del premio dedicato a una delle più grandi artiste del teatro contemporaneo: Mariangela Melato. Ma perdonatemi, gli elogi per le due protagoniste mi hanno fatto tralasciare di accennarvi alla trama e a quello che a mio avviso è il senso di questo spettacolo.

Dunque, la ricca vedova Violet tenta di corrompere il dottor Cukrowicz,  per lobotomizzare sua nipote Catherine, che sembra impazzita dopo avere accompagnato, l’estate scorsa, suo cugino Sebastian in un viaggio in Spagna, durante il quale egli è morto in circostanze misteriose. In realtà Violet vuole zittire la giovane per cercare di occultare l’omosessualità di suo figlio, che spera sia ricordato come un grande poeta. La madre di Catharine e suo fratello, spinti dal  bieco conformismo borghese e da squallidi interessi personali non si oppongono alla devastante operazione. Infine, sotto l’effetto del siero della verità, Catherine racconterà la truculenta storia della fine di Sebastian, smembrato dai ragazzi da cui aveva cercato favori sessuali. Così, finalmente, la verità libera e condanna tutti i personaggi siano essi vittime o carnefici. Ne emerge una parabola feroce sul potere e  la manipolazione degli affetti, in cui la parola di Williams si fa favola morale dei nostri tempi difficili.

Stefano Cordella dirige questa sorta di thriller psicologico con grande intelligenza e coraggio, sovvertendo alcune regole della regia, con lampade a vista che ci hanno suggerito l’idea di un serrante interrogatorio poliziesco alla ricerca della verità. Grazie alla bellissima scena di  Guido Buganza, ambienta la piece in un giardino-giungla, ricco di simboli e dall’atmosfera decadente e claustrofobica, rispettando il dettato di Williams che pone il suo dramma nel Garden District zona tanto cara all’upper class di New Orleans. Nel giardino sotto le foglie in putrefazione, come un certo mondo borghese, si nasconde qualcosa? Forse la verità? Un coup de théâtre ce lo svelerà, sorprendendo gli spettatori ed evidenziando quel terribile conflitto tra apparenza e verità che è il ‘nocciolo duro’  di tutta la drammaturgia dell’autore americano.

Uno spettacolo raffinato ed estremamente godibile, con tutti gli attori sempre ‘in parte’, dei costumi ineccepibili, un supporto di luci e musiche molto efficaci e una regia che riesce abilmente a ‘circoscrivere’ tutti, pubblico e personaggi, in questo doloroso spazio della memoria, rimandandoci a quel teatro elegante quanto inquietante, che ‘profumava’ di orchidee appassite, di cui gli odierni palchi sono purtroppo orfani.

di Tennessee Williams,  traduzione Monica Capuani

con Laura Marinoni, Leda Kreider, Elena Callegari, Ion Donà, Edoardo Ribatto.

regia  Stefano Cordella

scene Guido Buganza 

costumi IlariaAriemme

disegno luci Marzio Picchetti

musiche originali Gianluca Agostini

aiuto regia Noemi Radice 


mail: pinoammendola@womenlife.it