RINO GAETANO: UN BRIVIDO APPASSIONATO E NOSTALGICO

di Antonella Reda e Susanna Rotunno


“Io cerco di scrivere canzoni ispirandomi ai discorsi che si possono fare sui tram. Non voglio dare insegnamenti, voglio soltanto fare il cronista.” Rino Gaetano

UNA VITA UN RACCONTO

Rino Gaetano, all’anagrafe Salvatore Antonio, nasce a Crotone nel 1950 da una famiglia modesta, come racconta la sorella Anna in un’ intervista concessa a Raiplay  “noi abitavamo in una casa al piano terra ma erano dei magazzini dove vivevamo con i nonni e tante altre famiglie. Quando eravamo a Crotone non c’era acqua e mia madre si doveva alzare alle 5 per fare le provviste. Altre persone dormivano in una baracca o sotto un ponte, la povertà era tanta all’epoca.” Immagini che Rino non scorderà mai e che saranno i temi delle sue canzoni, come ricorda l’amico Riccardo Cocciante: “Rino cantava il suo Sud,tutto quello che aveva sofferto da bambino. Era molto interessante il suo discorso e forse non tutti lo avevano capito. Lo chiamavano il cantante dei non sense, ma se si analizzano le sue canzoni sono discorsi politici, di costume”

Nel marzo del 1960, la famiglia si trasferisce a Roma e Rino viene mandato a studiare in un seminario a Narni. A 13 anni, scrive un poemetto: “L’uomo volò”. E nei quaderni di scuola si trovano tutti i temi di quella che sarà la sua poetica . Quaderni disegnati ricchi di idee e parole inconsuete e toccanti. Un racconto di quell’epoca che contiene ballate sulla morte di Kennedy e Martin Luther King. Le sue frequentazioni musicali più attive diventano Bob Dylan e i Beatles e i suoi maestri Jannacci, Celentano e De Andrè.

LA PRIMA PLATEA

Fin dai suoi primi passi al Folkstudio, lo storico locale di musica romana nato nel 1961 a Trastevere fucina di talenti, dimostra di non essere un cantautore come gli altri. È lì che incontra De Gregori, Bassignano, Venditti e il produttore Sergio Bardotti che lo presenta poi al proprietario della casa discografica It, Vincenzo Micocci e da lì nel ‘73 inizia la sua storia con la canzone: “Love you Marianna” che firma con lo pseudonimo di Kammamuri’s, in omaggio a un personaggio dei pirati della Malesia di Emilio Salgari. Dubbioso sulle sue doti di cantante per la vocalità naturale e “sporca”, era incerto se proseguire la carriera di interprete. Ma scoprirà poi che proprio quella voce dava un’intensità particolare ai suoi brani. I primi tentativi di scrittura seguono l’onda lunga della contestazione giovanile, come i cantautori conosciuti al Folkstudio. Cantautori che infondo non apprezzavano la sua irriverenza, leggendola anche come una presa in giro nei loro confronti. Nel 1974 il primo album: “Ingresso libero” prodotto con il suo nome, dove alcuni testi come “L’operaio della Fiat” sono ispirati al mondo del lavoro.

In fabbrica il rumore cadenzato del martello, la vista delle schiene piegate per ore, costruiscono melodie. Più avanti i suoi testi “volano” per arrivare a successi come: “Il cielo è sempre più blu”, il suo brano più celebre, un elenco interminabile di vizi, sogni, storture e speranze degli italiani, cadenzati da un ritornello che diventa uno slogan, ancora oggi cantato nelle piazze e nei cortei. Gino Castaldo ricorda di un suo certo gusto per la satira contro un certo tipo di ipocrisia borghese… “quel gioco che era culturalmente più facile trovare nel mondo dei fumetti, lui riusciva a portarlo nella canzone italiana”.

SANREMO E’ SEMPRE SANREMO…

Nel 1978 Rino Gaetano si piazza al terzo posto nel grande Festival della canzone italiana,  nella categoria cantautori con la canzone “Gianna” che: “sosteneva tesi e illusioni e… non perdeva neanche un minuto per fare l’amore”. Il suo brano supera tutti gli altri in vendita e popolarità, anche se quella che Rino avrebbe voluto portare a Sanremo era “Nuntereggae più”  sconsigliata per il suo significato troppo politico. Sul palco si presenta vestito in frak con tanto di medaglie e papillon ,un cilindro prestato da  Renato Zero,scarpe da ginnastica e in mano un ukulele. Accompagnato dai Pandemonium, la sua esibizione lo lancia nel panorama  nazionale. Le sue canzoni sono sempre ispirate soprattutto alla gente, quella che incontrava sui treni, per strada, in autobus, un moderno Flaiano alla scoperta della nostra a volte misera quotidianità. La sua carriera durò troppo poco. Solo tre anni dopo, la sua ultima apparizione con la canzone “E io ci sto”

RINO GAETANO PER SEMPRE

Rino Gaetano muore a 30 anni nella notte tra il primo e il 2 giugno del 1981, schiantandosi con la sua auto contro un camion sulla via Nomentana a Roma, morte che ricorda quella drammatica di Fred Buscaglione, stesso destino anche per la loro simile ispirazione, tanto che nell’ enciclopedia Treccani, Rino è citato come unico vero erede di Fred. La sua scomparsa lasciò un vuoto enorme ma allo stesso tempo segnò l’inizio del mito. Infatti a distanza di più di 40 anni ancora oggi le sue canzoni appassionano più generazioni e la sua eredità continua ad ispirare nuovi cantautori. Ogni anno si celebra a Roma il Rino Gaetano day , un evento con migliaia di artisti, amici e appassionati. Senza bisogno di proclami e di rivoluzioni Gaetano ha messo a nudo le contraddizioni che regnavano nel costume sociale di questa Italia corrotta ma anche la sua dichiarazione d’amore, come nella canzone Aida, una dedica all’Italia, alle donne, all’opera di Verdi. Gaetano non amava la retorica né le ideologie, la sua forza stava nell’uso di un linguaggio surreale per smascherare il potere e le ingiustizie. Come è scritto nell’Enciclopedia della Musica Contemporanea,  Rino è il primo “cantautore proletario nel senso in cui lo intendeva Pier Paolo Pasolini” ed è anche per questo che ancora oggi è simbolo ed emblema di tutti coloro che non si danno per vinti, che non ci stanno … “ se per popolare si intende vicino alla gente in modo che possano riconoscermi in loro come amico, sì sono popolare”. Rino Gaetano


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