QUELLO CHE POSSIAMO SAPERE

di Elisabetta Marini


         Anche questa volta McEwan non delude. Nel suo nuovo libro troviamo come sempre un plot originale e ben congegnato; un colpo di teatro finale spiazzante; una scrittura mutevole a volte complessa e altre volte piana e veloce. Oltre a questi elementi, già sufficienti a creare un romanzo di piacevole lettura, l’autore aggiunge ora una potente critica sociale e insinua dubbi sulla portata delle verità che ci vengono propinate, anticipando già nel titolo l’essenza del pensiero che pone alla base del romanzo:”Quello che possiamo sapere”.

È possibile che la scelta di condividere queste “rivelazioni” dipenda dal forte senso di sé di McEwan e dalla consapevolezza di essere ritenuto un testimonial culturale dai suoi lettori che, come me, approfitteranno di questo geniale libro per farsi “illuminare”.

Il romanzo è diviso in 2 parti e questa dualità è indispensabile al flusso della storia e allo sviluppo delle teorie che l’autore, con indubbia abilità, introduce qua e là nel racconto.

Nella prima parte (che ritengo corretto chiamare “tesi”) l’azione si svolge nel 2119 e i due personaggi: Tom docente di letteratura – con un interesse particolare per l’arco temporale che va dal 1990 al 2030 – e Rose, docente di storia, introducono i due letterati – Vivien scrittrice e Francis poeta di fama conclamata – che saranno i protagonisti della seconda parte, (in contrapposizione con la prima, di cui rappresenta “l’antitesi”) che si svolge nei nostri tempi.

Questa partizione temporale, che potremmo vedere come un espediente prettamente letterario, ha invece una motivazione intrinseca ben più importante. L’autore per promuovere il proprio pensiero filo ecologista non approccia infatti l’argomento in modo diretto con un pamphlet, ma lo snocciola nel corso del racconto come un fatto già accaduto di cui i due giovani ricercatori stanno pagando, insieme ai loro contemporanei (tutti affetti “da angoscia metafisica”), le dure conseguenze di un “colossale passato che preme sul presente”. Ambienta, infatti, la storia nel futuro, in un Regno Unito divenuto ormai un arcipelago dopo il Grande disastro, causato da varie guerre nucleari e dalla caduta accidentale, nel mezzo dell’oceano Atlantico, di un missile nucleare russo a cui seguì un disastroso tsunami.

I due ricercatori del futuro si domandano continuamente come sia stato possibile per i loro avi sottovalutare o non recepire i chiari segnali che il pianeta stava dando. Continuamente si interrogano su quali molle – egoismo, superficialità, disinteresse… –  possano averli spinti ad accettare governanti disposti a “giocare” con le bombe atomiche. Si chiedono come abbiano potuto non capire la portata distruttiva insita nel riscaldamento globale e nelle violente mutazioni climatiche. Loro, vittime innocenti, vivono ora in un mondo in cui lo sviluppo tecnologico si è fermato, quando non è addirittura regredito, dove moltissime città, incluse Londra e Parigi, sono state distrutte e il mare – che ha invaso le pianure – costringe gli umani a cercare i minerali nel vecchio mondo ormai sommerso.

Un messaggio ecologista più toccante e impattante McEwan non poteva darlo. Il mondo futuro che ci prospetta non è assurdo e irriconoscibile. E’ solo modificato – e certamente non in meglio. E’ più triste, più povero, più piccolo, limitato e limitante e con un costante pericoloso rapporto con la radioattività.

Un altro tema che l’autore denuncia è la fallibilità della storia. Nonostante i nostri giovani docenti del futuro abbiano a disposizione un numero immenso di fonti: messaggi, mail, film, audio, libri, articoli… mancano piccoli dettagli nella ricostruzione della vita e della psiche dei due letterati del passato di cui dicevamo. Così come manca anche l’iter seguito dalla grande opera poetica di Francis – “Una Corona per Vivien” composta da 15 sonetti dedicati a sua moglie e mai pubblicata. Nella prima parte Tom, per colmare quei vuoti e sviluppare la sua tesi storica, trae qualche conclusione logica; in pratica aggiunge qualche cosa di inventato seppure molto probabile. Nella seconda parte la vicenda del sonetto narrata dalla stessa Vivien confuterà completamente la tesi di Tom, dimostrando così, nell’antitesi, quanto sia possibile e facile prendere abbagli nella ricostruzione storica.

Ma non basta. Anche la disinformazione costante e continua impartita dai mass media diventa per McEwan un tema da denunciare. Dopo la morte di Francis e la mancata pubblicazione de “Una Corona per Vivien” nascono sull’autore teorie discordanti. Inizialmente i sonetti vengono ritenuti portatori di messaggi ecologisti ma, in seguito alla loro mancata pubblicazione, un giudizio totalmente contrario si abbatte sull’autore ritenuto “al soldo” delle compagnie petrolifere, per essere in fine riabilitato di nuovo. L’eccesso di informazione, come già sappiamo, porta alla disinformazione. È questa l’idea che McEwan con forza vuole condividere con il suo lettore.

Da ultimo dai racconti di Vivien nella seconda parte, l’antitesi, traiamo un pensiero tanto importante per l’autore da disseminarlo più volte tra le righe: nessuno è come appare. Nulla è come sembra. Tutti, chi più chi meno, abbiamo una seconda faccia, una vita nascosta, segreti lievi o pesanti, sentimenti celati. Tutti elementi che contribuiscono a dare di noi un’immagine lontana dalla reale.

Tutta questa ricchezza di spunti sociali, di eventi storici, di vicende umane rende il libro denso e sorprendente. Così come la scrittura che, come dicevo, è “mutevole”.

Inizialmente il lettore deve fare uno sforzo per perseverare nella lettura. Le prime 80 pagine, infatti, sono lente, pesanti, anche un poco autocelebrative. La lettura successiva, invece, scorre meglio ma sempre con un poco d’impegno da parte del lettore. Siamo nel 2119.

Nella seconda parte invece la lettura “vola”. Torniamo nella nostra era e ci troviamo di fronte a quel fiume placido ma inarrestabile che è la prosa di McEwan.

Raramente capita di incontrare libri così ricchi di significati e di messaggi e così geniali nella traccia e nel suo successivo sviluppo. In questo caso poi la ricchezza è aumentata dalla collocazione di parte del racconto in un futuro ben congegnato, probabile, immaginato come la inevitabile conseguenza dell’attuale e globale situazione politica, economica, sociale e climatica.

Pur sapendo che forse questo romanzo, difficile e articolato, potrebbe non essere nelle corde di tutti i lettori ugualmente invito alla sua lettura. Non tanto perché lo ritengo un buon libro ma perché aggiunge alla perfezione tecnica molteplici stimoli di riflessione su noi stessi, sui rapporti con gli altri e sull’universo animato e inanimato che ci circonda e che stiamo contribuendo a distruggere.


SCELTI PER TE

L’agenda della giardiniera 2026, di Nicoletta Campanella, Nicla Edizioni

A Gennaio si è ancora in tempo per regalare questo piccolo gioiello che sarà certamente apprezzato da chi ama curare piante e giardini. Sono vari anni che Nicoletta Campanella regala alle appassionate di giardinaggio queste preziose agende che sono molto più di quanto la categoria merceologica indica. La rosa è il fiore scelto per l’edizione del 2026. Ogni mese è dedicato a una specie, illustrata sapientemente in una scheda introduttiva. Così come in ogni mese vengono segnalati “I giorni da ricordare” con monografie tematiche e tante foto d’epoca veramente suggestive. Completa l’opera una lunga “inchiesta” su argomenti ogni anno diversi. Nell’edizione 2026 l’autrice eccita la nostra fantasia con immagini di meravigliosi cappelli e con interviste a personaggi di forte rilevo in questo ambito produttivo. Un’operetta piacevole da leggere oltre che molto utile per gli appassionati di giardinaggio. 

Donne dell’altro mondo, di Antonella Barina, Manni Editori, 182 pagine, pubblicato nel 2025.

Antonella Barina è una giornalista che si occupa del sociale e che per anni ha viaggiato per il mondo per raccontare vicende di degrado o di distruzione bellica ma anche meravigliosi esempi di solidarietà e di impegno. Questo libro nasce dalla necessità di far conoscere quanto nove donne caparbie, generose, indifferenti al rischio e alla fatica, siano riuscite a costruire, protette dal silenzio dei media e dall’anonimato, perché la loro missione è sempre stata solo altruistica e mai egocentrica. Attraverso conversazioni e intense frequentazioni la Barina ci presenta queste donne italiane, alcune religiose altre laiche, che con enormi sforzi emotivi e fisici hanno combattuto, in giro per il mondo – contando solo sulle proprie forze – criminalità organizzata, istituzioni indifferenti, superstizioni ancestrali, pericolosissimi e contagiosi morbi, pregiudizi sociali, vessazioni talmente diffuse da essere considerate normali. L’autrice ci racconta storie impossibili da credere tanta è la cattiveria che queste povere ragazze hanno subito prima di essere ”salvate” dalle eroine raccontate nel libro.


mail: elisabettamarini@womenlife.it