IL CERCHIO DEI GIORNI

di Anna Maria Pierdomenico
Titolo: Il cerchio dei giorni
Autore: Ken Follett
Casa Editrice: Mondadori
Anno: 2025
Il cerchio dei giorni è ambientato intorno al 2500 a.C., in un’Inghilterra preistorica che sta attraversando un momento di profonda trasformazione. La storia ruota attorno alla costruzione di un grande cerchio di pietre – chiaramente ispirato a Stonehenge – e al conflitto tra tre diversi modelli di società: i contadini stanziali, i cacciatori-raccoglitori e i pastori.
Joia è una giovane donna intelligente e determinata, cresciuta in una comunità agricola, che sogna un futuro diverso, fatto di cooperazione e di progresso tecnico. Seft è invece un cavatore di selce, che fugge dalle violenze e dagli abusi subiti dal padre e dai fratelli, spinto verso una nuova vita anche dall’amore per Neen, sorella di Joia, che rappresenta per lui non solo un legame affettivo, ma la possibilità concreta di sottrarsi a un destino di sopraffazione.
Intorno a loro si muovono figure di potere come Troon, capo dei contadini, deciso a consolidare il proprio dominio con la forza, appropriandosi di terre e risorse. La costruzione del cerchio di pietre diventa così il fulcro narrativo e simbolico del romanzo: non solo un’impresa tecnica e collettiva, ma anche il terreno su cui si scontrano visioni opposte del mondo, del potere e del futuro.
Questo romanzo non è sicuramente tra i miei preferiti di Ken Follett, ma l’ho comunque trovato interessante e godibile. L’impianto narrativo richiama chiaramente I pilastri della terra: una grande opera architettonica come asse della storia, personaggi inseriti in un contesto sociale in fermento, conflitti tra progresso e conservazione. Tuttavia, la storia non raggiunge la stessa intensità, probabilmente anche per il fatto che il Medioevo è un periodo complesso che conosciamo relativamente bene, mentre del 2500 a.C., epoca priva di fonti scritte, conosciamo davvero poco.
Quello che sappiamo è che nel Neolitico le popolazioni dell’Inghilterra passarono gradualmente da uno stile di vita basato sulla caccia e sulla raccolta a un’economia agricola e pastorale. Questo cambiamento comportò la sedentarizzazione, la nascita di villaggi stabili e una crescente stratificazione sociale. Le comunità coltivavano cereali, allevavano animali domestici e sviluppavano strumenti in pietra sempre più sofisticati. La vita quotidiana era scandita dai cicli naturali, dalle stagioni e dalle esigenze agricole. Le pratiche rituali e funerarie avevano un ruolo centrale, come dimostrano i numerosi monumenti megalitici disseminati nel territorio.
Nonostante le scarse informazioni a disposizione, Follett riesce comunque a ricostruire una società credibile, che a mio parere non manca di rimandi all’attualità. Troon, il capo dei contadini, misogino e prepotente, deciso a strappare diritti e a sottrarre terre con la forza, mi ha ricordato un certo presidente attuale dal nome un po’ assonante. Accanto ai coltivatori troviamo la società dei cacciatori-raccoglitori, simbolo di un modo di vivere che non può più funzionare e che appare ormai destinato alla distruzione, e quella dei pastori, egualitaria e tollerante, in cui però non mancano quelli che oggi definiremmo senza problemi boomer, pronti a ostacolare ogni forma di progresso.
I personaggi principali, Joia e Seft, non hanno la potenza narrativa di Jack il costruttore e Aliena di Shiring (I pilastri della terra), ma funzionano: sono figure ben costruite e con cui è facile empatizzare. Una nota personale riguarda un passaggio in cui emerge un aspetto della vita privata di Joia. In quel momento mi sono messa a ridere pensando a tutti gli indignati da tastiera che avrebbero gridato al “woke”, una delle parole più usate a sproposito negli ultimi anni insieme a “gender”. E sì, avevo ragione.
Ma cosa sappiamo della reale costruzione di Stonehenge? Non avvenne certo in un unico momento, ma attraverso diverse fasi che si svilupparono nell’arco di molti secoli, tra il Neolitico e l’età del Bronzo. Le prime strutture consistevano in un fossato circolare e in un terrapieno; solo in seguito vennero erette le grandi pietre oggi visibili.
I megaliti più imponenti, le cosiddette sarsen, provengono da cave situate a decine di chilometri di distanza, mentre le “pietre blu” hanno origine nel Galles sud-occidentale, a oltre duecento chilometri dal sito. Questo implica una notevole capacità organizzativa e tecnica, oltre a una cooperazione su vasta scala tra comunità diverse.
Il cerchio dei giorni non è il romanzo più potente di Ken Follett, ma resta una lettura capace di stimolare domande sul nostro rapporto con il passato, con il cambiamento e con il potere. È un libro che si muove sul confine tra ricostruzione storica e riflessione contemporanea e, proprio per questo, merita di essere letto senza aspettarsi un nuovo I pilastri della terra, ma lasciandosi accompagnare in un’epoca lontanissima che, a tratti, somiglia fin troppo alla nostra.

