PESCASSEROLI TRA NATURA, CINEMA E CONSAPEVOLEZZA GREEN

di Alessandra Turco
“Quantunque io non abbia, prima di questi giorni, percorso materialmente la via che conduce a questo paese, l’ho percorsa infinite volte con la fantasia; e quantunque ora per la prima volta abbia contemplato la casa dei miei progenitori materni, la piazza, la chiesa, i ruderi del castello, li avevo già visti molte volte come in sogno”.
Così Benedetto Croce descrive il suo arrivo a Pescasseroli, borgo dove nacque nel 1866 e dove tornò solo dopo quarant’anni e ne rimase profondamente colpito tanto da considerarlo da subito un rifugio per l’anima, capace di restituire stupore e silenzio attraverso quella quiete profonda che solo la montagna sa offrire. Tutte sensazioni che ancora oggi accompagnano chi arriva fin quassù, nel cuore dell’Appennino centrale. A 1.167 metri di altitudine, adagiato in una conca naturale e circondato da altipiani e faggete secolari, il borgo è il cuore pulsante e la sede storica del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Qui la natura non fa da cornice, ma è protagonista assoluta, raccontandosi con discrezione a chi sa fermarsi ad ascoltare. Pescasseroli è uno di quei luoghi che non hanno bisogno di grandi presentazioni: basta entrarci per sentirsi accolti.
Le sue origini medievali, che risalgono all’XI secolo quando l’area era sotto il controllo dell’Abbazia di Montecassino, sono ancora visibili nelle case di pietra, nelle piazze raccolte, nelle stradine strette che sembrano nate per condurre lentamente verso le montagne. Con poco più di duemila abitanti, Pescasseroli conserva l’intimità di un paese che non ha ceduto alla fretta del tempo. Qui le stagioni scandiscono il ritmo della vita e ogni periodo dell’anno offre un volto diverso, ma sempre autentico.
Passeggiando per il borgo si incontrano tre luoghi che ne raccontano l’anima. Il Castello medievale, in posizione panoramica, regala uno sguardo ampio sulla valle sottostante. La Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, in stile romanico, custodisce la memoria religiosa della comunità. Palazzo Sipari, dimora storica della famiglia di Benedetto Croce, restituisce invece il legame profondo tra il pensiero, la cultura e questo lembo di Abruzzo.


Negli anni, Pescasseroli ha saputo sorprendere anche per la sua capacità di intrecciare cultura e cinema. Il regista Ettore Scola se ne innamorò e vi trascorse gran parte delle sue vacanze; oggi il cinema del paese porta il suo nome ed è impreziosito da immagini e scene dei suoi film. Qui il grande schermo dialoga con il paesaggio: Riccardo Milani ha scelto Pescasseroli per girare alcune scene di Scusate se esisto e l’intero film Un mondo a parte, con Antonio Albanese e Virginia Raffaele. Camminando per il centro, non è raro incontrare visitatori che cercano un’inquadratura, una panchina, un angolo riconoscibile, come se il borgo fosse diventato esso stesso un set a cielo aperto, sospeso tra sogno e realtà. Ma Pescasseroli è soprattutto natura. Dai sentieri più semplici ai trekking più impegnativi, è il punto di partenza ideale per esplorare il Parco Nazionale. Le faggete che la circondano, riconosciute Patrimonio UNESCO come parte delle “Faggete vetuste dell’Appennino”, raccontano una storia antica di equilibrio e resilienza.
Questo stesso equilibrio oggi è diventato una scelta consapevole. Pescasseroli è un modello di convivenza tra uomo e ambiente, tra turismo e tutela del territorio. Alberghi, rifugi e agriturismi accolgono i visitatori nel rispetto delle tradizioni e della natura, mentre il centro del Parco Nazionale propone attività didattiche, visite guidate e percorsi pensati anche per i più piccoli.
In questa cornice, qualche settimana fa, il cinema del borgo ha ospitato la XX edizione del Forum dell’Informazione Cattolica per la custodia del Creato, dedicato allo sport sostenibile e alla comunicazione responsabile. Un momento di confronto che è parito dalla Carta deontologica di Pescasseroli, firmata nel 2023 e che richiama i giornalisti a una maggiore consapevolezza ambientale, trasformando il racconto del territorio in un atto di cura.
E poi ci sono gli incontri silenziosi, quelli che non si programmano. A pochi passi dal centro abitato, in un’area del parco, si muove lento Brumo, l’orso arrivato qui anni fa dopo un percorso difficile. Poco più in là, una famiglia di istrici attraversa il sottobosco, mentre i cervi osservano da lontano. Con il calare della sera, soprattutto d’inverno, tutto però rallenta. I rumori si attenuano, le luci si fanno rare, e la montagna cambia volto e qui forse la cosa più importante da fare è seguire il ritmo della natura e dei suoi cambiamenti, bisogna saper correre ma anche rallentare, bisogna saper osservare ma anche essere preparati un po’ a tutto perché si sa….la montagna lo fa!



