LE CALZATURE DAL DIRETTORIO AGLI ANNI 30

di Cinzia Gordiani
Durante il Direttorio (1795/1799) la Moda parigina si trasformò, divenendo sgargiante ed eccentrica in contrasto con il precedente austero periodo della Rivoluzione Francese.
Gli scavi di Pompei e di Ercolano crearono un grande interesse per il mondo antico ed apparvero le prime manifestazioni dello Stile Neoclassico che si sostituì all’opulenza del Rococò apportando sobrietà e leggerezza.

Le calzature abbandonarono i tacchi e sotto le tuniche apparvero semplici ballerine o stivaletti piatti e stringati o addirittura, sandali a piedi nudi con dita ornate di anelli di ispirazione greca e romana.
Nei primi anni dell’800, lo stile Regency ispirò i racconti di Jane Austen.
Le donne di un certo lignaggio possedevano almeno tre paia di scarpe, in casa e per i balli, queste erano fatte di seta o di velluto, ricamate e simili alle nostre ballerine con nastri allacciati alla caviglia.


Quando invece uscivano per andare a passeggio, usavano stivaletti in cuoio bassi e con punte accentuate.

Zoccoli di legno facili da pulire, erano invece indossati dalle contadine quando lavoravano nei campi, mentre un solo paio in cuoio resistente era utilizzato per tutte le altre occasioni.
Nel periodo Vittoriano (1837/1901) che prende il nome dalla regina Vittoria, riapparve il tacco, molto gradito alla Regina che essendo di piccola statura, amava usare questo accessorio per apparire più alta.

Il piede piccolo era indice di bellezza ed elevato livello sociale.
Le signore si sottoponevano alla tortura di indossare scarpe di uno o due numeri più piccoli, perché una donna con un piede grande era considerata rozza.
La scarpa più usata era lo stivaletto, realizzato in capretto, raso o velluto, aveva aperture laterali ed era ornato da preziosi ricami.


Tutto questo scomparve.
Dagli anni 20 la scarpa diventò più seducente e più aperta mostrando il dorso del piede tenuto da una fibbia.
Il tacco era più appuntito ed aveva la base allargata, le scarpe da giorno erano semplici mentre quelle da sera erano ricamate.
Nei primi anni di questo decennio le scarpe “Mary Jane” comparvero ai piedi di un personaggio di un fumetto dell’epoca, Buster Brown, che riscosse un tale successo da indurre la industria calzaturiera Brown Shoes Company, a comprare i diritti del personaggio del fumetto per pubblicizzare i propri prodotti.

Le “Mary Jane” furono anche utilizzate negli anni 30 dalle anticonformiste Garconne Roaring Twenties e dalle Flapper Girl, scatenate ballerine di Charleston.
Le calzature degli anni 30 nacquero all’insegna della praticità e dell’eleganza.
Erano le Mary Jane di cui abbiamo ora parlato, le T-Bar che avevano il cinturino che formava una T sul collo del piede. Le Oxford bicolore, le Derby stringate di stile maschile, furono i modelli più in voga durante quel periodo.

I tacchi erano medi, a rocchetto e comodi. Le scarpe con decorazioni traforate e cinturini mentre per la sera si usarono materiali pregiati come velluto e raso e ricami ispirati alla Art Deco’.
Queste quattro epoche sono state anche oggi fonte di ispirazione di famosi Stilisti, confermando ancora una volta il concetto di corsi e ricorsi nella Storia del Costume e nella Moda.


