BIENNALE INTERNAZIONALE DELL’ANTIQUARIATO DI FIRENZE e EDWARD HOPPER A PISA

di Irene Niosi

In copertina: MATTEO LAMPERTICO, Arte Antica e Moderna, Tancredi (Feltre 1927 – Roma 1964) “Untitled” – Mixed media on hardboard, 91 x 126 cm – Epoca 1954

Nella sede del seicentesco Palazzo Corsini s’inaugura la 34ª edizione della BIAF – Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, la più antica e prestigiosa mostra-mercato d’arte che accoglierà esperti e appassionati da tutto il mondo.

Palazzo Corsini accoglierà circa ottanta espositori accuratamente selezionati, fotografando l’eccellenza assoluta del mercato artistico nazionale e internazionale che accosta i grandi protagonisti delle principali piazze d’arte italiane, Milano, Roma, Firenze, Napoli, Bologna e l’area veneta a prestigiosi mercanti internazionali provenienti da Londra, Parigi, Monaco, Ginevra, Lugano e Palm Beach.

La proposta si distingue per uno straordinario eclettismo tipologico e un’ampia estensione cronologica: dai preziosi dipinti degli Old Masters e i fondi oro, passando per la scultura lignea e marmorea, i mobili storici e le arti decorative d’eccellenza, fino a toccare i grandi maestri del Novecento e del contemporaneo internazionale. Un percorso espositivo che esalta la qualità museale e risponde alla crescente tendenza dei collezionisti globali di far dialogare l’antico con la modernità.

La manifestazione si avvale anche quest’anno del sostegno di Gucci in qualità di Main Sponsor, a conferma del legame tra eccellenze italiane, arte e cultura, sotto la guida del nuovo Segretario Generale Bruno Botticelli.

 In linea di continuità con la straordinaria tradizione tracciata negli anni dai predecessori Fabrizio Moretti e Giovanni Pratesi, tra le principali novità della sua direzione spicca la forte volontà di fare sistema con il territorio. Nasce così una sinergia strategica con alcune delle più prestigiose istituzioni fiorentine — tra cui la Fondazione CR Firenze, la Casa Buonarroti e l’Opificio delle Pietre Dure, la Fondazione Palazzo Strozzi, — volta a creare un palinsesto culturale diffuso che colleghi idealmente la BIAF ai luoghi simbolo della storia, del restauro e con la più importante istituzione filantropica della città.

CARLO ORSI, Antonio Canova (Possagno, 1757 – Venezia, 1822) “Maddalena penitente” – olio su tela, 105 x 81 cm

“Bisogna anticipare, cambiare, creare, non seguire il flusso”, ha dichiarato. “L’arte non risolve i conflitti del mondo, ma può agire come elemento di connessione, come un collante tra mondi diversi, culture differenti e temporalità lontane. Non proponiamo un ritorno all’antico come rifugio nostalgico, ma come uno strumento vivo e imprescindibile per comprendere la complessità del nostro presente.”  

In un’epoca dominata dall’accelerazione digitale, dalla serializzazione e dall’intelligenza artificiale, la BIAF 2026 vuole rimettere al centro i valori intrinseci dell’antico: l’unicità, l’autenticità, la materia e la durata. La manifestazione si propone così non solo come mercato d’eccellenza, ma come un vero e proprio ecosistema di formazione e costruzione culturale, capace di dialogare in modo orizzontale con l’intero territorio regionale e con mondi affini quali il design, la moda e l’alto artigianato nell’ottica di una piena valorizzazione del Made in Italy.

Grande attenzione sarà riservata anche alla didattica e al coinvolgimento dei giovani, offrendo loro gli strumenti critici e linguistici necessari per riscoprire il fascino fisico dell’opera d’arte oltre lo schermo.

Un comitato di selezionedi altissimo livello per due giornate precedenti all’apertura della fiera osserverà e valuterà tutte le opere ed oggetti proposti dai galleristi. Una compagine di 63 figure di eccellenza che comprende tutte le possibili expertise e ruoli, dai restauratori ai grandi direttori di musei e curatori assicurerà l’ottimale stato di conservazione delle opere nonché la loro autenticità.

La comunicazione e la valorizzazione della filiera conservativa sono parte integrante della missione culturale della BIAF. In questa prospettiva, la Biennale ospiterà un’opera dal valore storico inestimabile di Michelangelo conservata a Casa Buonarroti: il “Progetto per la facciata di San Lorenzo”. L’importante e delicato intervento conservativo, promosso e interamente sostenuto dalla Fondazione CR di Firenze, sarà condotto dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze (OPD). La fondamentale campagna diagnostica preliminare si svolgerà nel mese di agosto presso i laboratori dell’OPD alla Fortezza da Basso a cui seguirà il restauro.

In occasione della Biennale, Fondazione CR Firenze propone inoltre due aperture straordinarie del Museo Horne, istituzione fondata da Herbert P. Horne, colto conoscitore e raffinato collezionista d’arte.  

Con questa premessa non ci resta che aspettare di vedere le opere a manifestazione aperta con la certezza di scoprire la varietà di eccellenze, curiosità e capolavori inediti di maestri dell’arte italiana come da consolidata tradizione. 

Firenze, Palazzo Corsini, dal 26 settembre al 4 ottobre 2026

ANTONACCI LAPICCIRELLA FINE ART, Vito Timmel (Vienna 1886 – Trieste 1949) “Amazzone” – Tempera su tela – 91 x 71 cm – Firmata e datata in basso a sinistra: Timmel / 1915

EDWARD HOPPER A PISA

Approda in autunno a Palazzo Blu di Pisa una grande mostra internazionale dedicata a Edward Hopper, tra i più importanti artisti americani del Novecento, organizzata dal Whitney Museum of American Art di New York con MondoMostre, con il contributo di Fondazione Pisa e promossa dalla Fondazione Palazzo Blu, a cura di Kim Conaty, Nancy and Steve Crown Family Chief Curator del Whitney Museum of American Art, e da Barbara Haskell, Curator dello stesso museo.

L’esposizione riunisce oltre 150 opere provenienti dalle collezioni del Whitney Museum of American Art   tra dipinti a olio, disegni, acqueforti, acquerelli e altri lavori dell’intera carriera di Hopper che ha profondamente influenzato la rappresentazione della modernità e dell’esperienza urbana nell’arte contemporanea, costruita non solo attraverso i suoi dipinti più celebri, ma anche attraverso il rapporto con i luoghi che ha abitato e visitato nel corso della sua vita. New York, dove Hopper visse per quasi sessant’anni, rappresenta il centro della sua attività artistica e il contesto privilegiato della sua ricerca visiva; Parigi, dove soggiornò in tre diverse occasioni, segna il momento di formazione e confronto con la modernità europea; il New England diventa invece luogo di osservazione, sperimentazione e riflessione sul paesaggio americano.

Questo percorso geografico e cronologico mette in luce non solo l’importanza dei luoghi, delle esperienze e delle relazioni attraverso tanti suoi capolavori in rapporto alle opere dei suoi contemporanei ma anche il modo in cui Hopper costruisce la propria visione artistica: una sintesi personale tra osservazione diretta della realtà, attenzione alla luce e allo spazio, e una costante ricerca di equilibrio compositivo.

Dalle prime esperienze come illustratore e incisore fino alla piena maturità pittorica, l’esposizione restituisce la complessità di un percorso che attraversa l’intero Novecento americano, evidenziando come i luoghi frequentati dall’artista gli abbiano offerto continue occasioni per sperimentare nuove tecniche e soluzioni compositive.

Con l’arrivo della mostra “Edward Hopper” Palazzo Blu conferma il ruolo di Pisa nel panorama delle grandi iniziative culturali e si inserisce nel percorso di valorizzazione portato avanti dalla Fondazione Palazzo Blu, con il contributo di Fondazione Pisa, in dialogo con il territorio, nel solco della consolidata collaborazione con MondoMostre che da oltre un decennio ha consentito di portare a Pisa alcuni dei più importanti protagonisti dell’arte internazionale.

Pisa, Palazzo Blu, dal 14 ottobre 2026 al 7 marzo 2027

Edward Hopper, Tramonto a Cape Code, 1934 Olio su tela, 74 × 92,1 cm
New York, Whitney Museum of American Art, lascito di Josephine N. Hopper 70.1166/SIAE

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