I MERCATI TRAIANEI

di Luca Berretta


Parlare oggi di un tema legato all’archeologia credo rappresenti, specialmente qui a Roma, un momento di storia infinita. Luoghi suggestivi dove le rovine del passato si confrontano con il nostro vivere quotidiano, immagini tra le quali passiamo spesso distrattamente, sospinti da un tempo sovente frenetico, un mondo immerso in una cultura sempre più digitale e digitalizzata, in cui la velocità dei cambiamenti tendono a dissolvere la nostra attenzione al passato. 

L’argomento di oggi, ritengo ci offra lo spunto, per un’importante riflessione. Il confronto tra città moderna e l’uso contemporaneo del passato.

I Mercati Traianei, fanno parte di quel mondo antico che rimane “a vista”, diventa spazio del quotidiano e luogo dove il cittadino si confronta con il proprio passato.

Quando l’imperatore Traiano si occupò di intervenire con opere edilizie a servizio della città, Roma era diventata una capitale con quasi un milione e mezzo di abitanti.

Le strutture pubbliche esistenti non erano più sufficienti e allora Traiano fece spianare la collina che divideva il Colle Capitolino dal Quirinale, per realizzare un nuovo spazio per il commercio allineato con i Fori di Cesare e di Augusto.

L’intervento dei nuovi Mercati fu voluto dall’imperatore stesso, preoccupato per la precaria situazione della città in materia di rifornimenti alimentari, e dotare così Roma, di un enorme magazzino di provviste.

Mercati  Traianei
Edifici posti a “gradone”

Dal punto di vista costruttivo, si tratta di un progetto ante litteram, un’audace architettura che sfrutterà un notevole salto di dislivello (circa 40 metri). I nuovi edifici dei Mercati, si adattano con ingegnosa plasticità al declivio delle pendici, le “foderano”, e al tempo stesso rappresentano il collegamento, tra la valle forense in basso e i quartieri alti del Quirinale.

I cosiddetti Mercati non erano in origine un semplice centro commerciale, ma qualcosa di molto più complesso e strutturato. L’area infatti, con la sua ampia superficie ed il suo sviluppo a blocchi terrazzati, rappresentava un importante centro polifunzionale. Probabilmente il primo centro “polifunzionale” coperto della storia all’interno della città. I Mercati Traianei si adattarono flessibilmente all’andamento delle pendici, grazie al tema geometrico dell’esedra, ovvero mediante l’uso di superfici curve. L’architetto Apollodoro di Damasco, seppe conferire all’edificio dei Mercati un’architettura pratica ed essenziale, quasi nascosta, che non mostra la complessità dell’organismo edilizio se non quando lo si percorre internamente.

La struttura si adatta ai vari dislivelli del terreno con locali commerciali, uffici, scale e strade interne che salgono dalla piazza in basso sul Foro fino alle quote più alte del complesso. Un’articolazione di piani che definisce un vero e proprio spazio urbano della città. Oltre centocinquanta locali si affacciano lungo le vie interne e sotto le grandi coperture dei Mercati.

Gli edifici, in sezione, sono disposti a gradoni con sei livelli di quote, e divisi in due blocchi edilizi. Il primo blocco, quello più basso, definisce il Grande Emiciclo, e comprende i locali a stretto contatto con il Foro di Traiano. Il secondo blocco edilizio dei Mercati, la sua parte più alta, è percorso dalla famosa Via Biberatica (nome che deriva da latino “biber”, bevanda), una strada pedonale che segnava il passaggio interno dei Mercati (vedi foto).

                                    La Via Biberatica (a destra ricostruzione)

Lungo di essa si affacciano botteghe o taverne con i loro ingressi, un percorso che assume le caratteristiche di una vera e propria strada commerciale della città.

A nord, la Via Biberatica, conduce al complesso della “Grande Aula”, un ampio spazio centrale che misura un’altezza di circa 8 metri, articolato su due livelli, coperto a soffitto da sei volte a crociera continue, realizzate in opera cementizia: uno dei migliori esempi di costruzione di questo tipo nella storia dell’architettura di Roma.

                                             La Grande Aula (a destra ricostruzione)

L’ingresso dei Mercati, sull’attuale Via Quattro Novembre, originariamente non esisteva. L’apertura è il risultato del terribile terremoto che si verificò a Roma nel 1349, che provocò il crollo di parte della facciata nord della GRANDE AULA. Oggi, per motivi di conservazione e inquinamento, l’arco è chiuso da lastre in metacrilato.

Ma come già accaduto per altri edifici d’epoca romana, anche i Mercati di Traiano ebbero un’evoluzione e un costante divenire nei successivi duemila anni. Gli edifici si trasformarono in residenza nobiliare, o in sede prestigiosa di un convento, sino ad essere nell’ottocento una caserma militare.

Con la caduta dell’impero romano, il complesso fu presto oggetto di spoliazioni e in età medievale, avvennero nella parte alta del complesso, le prime sovrapposizioni edilizie sulle strutture romane preesistenti (Salita del Grillo).

Il tema di oggi, è la pagina di un altro racconto di frammenti storici, di geometrie riemerse, un’archeologia che è soprattutto lettura di un passato che narra quel tempo che costruì la Roma antica, ovvero le nostre origini.

Concludo questo primo appuntamento, con una riflessione dell’archeologo Andrea Carandini:

Possiamo viaggiare solo leggendo, ma non tutte le civiltà sono visibili. Per restituire la vita e rivedere quanto si è trasformato in strati sotto i nostri piedi, serve l’archeologia che sa smontare le azioni umane, tradurre il linguaggio della materia, raccontare le vite delle pietre, quell’equilibrio fragile e sublime tra il tempo e la loro bellezza.”


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