ELUCUBRAZIONI MENTALI

di Alessandro Servoli
Sono abituato a scrivere solo quello che ho in mente, pertanto, se quello che ho in testa è un pensiero complesso, finisco per essere logorroico.
Se invece è il frutto di una speciale “botta e risposta”, divento utilizzatore di faccette di vario tipo a seconda della sensazione che devo esprimere e che comunque, non mi coinvolge oltre la frazione di secondi che necessitano per esporla e pubblicizzarla.
Non ho, in sostanza, alcuna stimolazione emotiva mentale ma, semplicemente, un gesto istintivo, quasi meccanico, cioè una sintesi espressiva per aprire e chiudere, in modo sbrigativo, una cosa che ritengo di poco conto.
Oggi, l’evoluzione della comunicazione portata dalle tecnologie introdotte tipo FB, Emoticon e altre tecniche, hanno favorito sì i rapporti più sbrigativi tra gli individui, riducendoli però, più superficiali e distanti dalla percezione e dalla comunicazione di qualità.
La mia, come quella di molti della mia età era la trasfigurazione scritta di un più impegnativo processo a monte; era analisi logica, era analisi critica ed infine era analisi deduttiva che, una volta elaborate nel cervello produceva un pensiero scritto o orale, sintesi ragionata, in termini chiari e comprensibili di quello specifico argomento.
In molti si chiedono quanto grave sia la perdita della conoscenza e delle sue innegabili qualità, in particolare nelle nuove generazioni e quanto, tutto questo, renda pericoloso questo processo involutivo che ha già alterato il risultato finale della preparazione scolastica e dei futuri protagonisti della società.
Ogni anno, quando si arriva alla fine dell’anno scolastico ed in particolare degli esami di stato che chiudono il ciclo formativo, non c’è giornale che non denunci serie problematiche degli insegnanti che si trovano difronte a grossolane carenze per non definirle profonde ignoranze culturali.
Quale virus patogeno si è infiltrato al punto di ammorbare l’istituzione scolastica, caposaldo del futuro qualitativo di una nazione?
Visti i risultati attuali, certamente, le diverse riforme introdotte in questi ultimi anni hanno contribuito ad aprire fratture all’interno che hanno contribuito all’indebolimento della struttura portante.
A mio avviso però non tutto è imputabile a questo, anzi, credo che sia più l’effetto che la causa.
È onesto dunque ricercare la causa primaria e qui entrano in gioco fattori politici, sociali, economici, entra la globalizzazione dei mercati, la gigantesca creazione con il successivo macro-sviluppo delle grandi potenze della Silicon Valley.
La globalizzazione tecnologica ha dunque prodotto delle criticità tangibili, prima fra tutte la perdita dell’identità culturale, favorendo, di contro, l’egemonia di modelli come quello anglosassone e americano, estranei al nostro mondo.
Altro grave danno che si è verificato è stata la frammentazione del contesto sociale tra chi era in grado di utilizzare queste nuove tecnologie e tutto il resto della popolazione, completamente all’oscuro e quindi fortemente dipendente.
Ha, inoltre, creato un muro tra eletti e ignoranti che non si è fermato al piano dell’uso della tecnologia, no, ha prodotto l’interruzione della comunicazione interpersonale, limitandola a schemi precostituiti tipo “faccine” e questo ha prodotto in una vasta area sociale una grave perdita culturale che oggi, purtroppo, andiamo a riscontrare nelle aule scolastiche, negli attuali impiegati di uffici, di livelli dirigenziali medio bassi, causando scarso rendimento e, di conseguenza, ridotti risultati qualitativi.
Oggi, con il consueto ritardo di certe decisioni europee, dopo anni di silenzio e di supina accettazione, finalmente, si stanno prendendo decisioni per riconquistare parte di quello che è stato tolto anche per influenze economico-politiche dovute ai processi di globalizzazione.
La mia personale convinzione è che si stia chiudendo la stalla dopo l’uscita dei buoi.
In molti credono che il nostro ingresso in Europa abbia fatto la differenza, io ne sono stato un accanito difensore ma se non si arriverà alla creazione dello Stato Europa saremo sempre a dibatterci tra tanti galli, in mille commissioni, dove ogni gallo cerca di portare mangime al suo pollaio.

