VIS-A-VIS CON MARIA LETIZIA GORGA

di Chiara Montenero
Maria Letizia Gorga è un’attrice di straordinario talento, nota per la sua capacità di interpretare ruoli complessi con una profondità e una sensibilità uniche. Nata in Italia, ha iniziato la sua carriera nel teatro, dove ha affinato le sue abilità artistiche e ha conquistato il pubblico con le sue performance appassionate e la sua voce strepitosa che è riuscita a interpretare in modo incantevole la cantante Dalida.
La sua dedizione alla recitazione, unita a una curiosità insaziabile per le storie da raccontare, l’ha portata a interpretare personaggi indimenticabili in opere che spaziano dalla commedia al dramma. In questa intervista, avremo l’opportunità di scoprire di più sulla sua carriera, le sue ispirazioni e le sfide affrontate lungo il cammino. Un viaggio affascinante nell’universo di un’attrice che continua a lasciare il segno.
Puoi raccontarci come hai iniziato la tua carriera di attrice? C’è un momento decisivo che ti ha fatto capire che volevi seguire questa strada?
Quando avevo 11 anni entrai in una compagnia di giovanissimi attori diretti da una doppiatrice per uno Shakespeare molto particolare, ma non pensavo di entrare professionalmente nel mondo dello spettacolo. Volevo fare il medico e m’iscrissi a quella facoltà. Poi un’occasione offerta da amici che avevano bisogno di una sostituzione lampo della protagonista in una commedia di Feydeau ha cambiato rapidamente le mie decisioni. Sono arrivate altre offerte di lavoro che mi hanno fatto capire che forse dovevo tentare. Per non deludere i miei genitori all’accademia di arte drammatica ho unito anche il corso di laurea in Lettere, Discipline dello spettacolo. E da lì un lungo percorso d’amore, fatica e bellissime occasioni professionali.

Qual è stato il tuo ruolo più significativo fino ad oggi e perché? Che cosa ti ha insegnato?
Ogni ruolo per me è una sfida importante. Da lungo tempo però mi sto dedicando al racconto di donne che hanno lasciato un segno nella storia anche attraverso la musica. Mercedes Sosa, Amelia Rosselli, Maria Callas, Frida Kahlo e soprattutto Dalida. Quest’ultimo è un lungo viaggio d’amore, nato ormai ventitré anni fa su richiesta proprio dei suoi fan che hanno incoraggiato me e l’autore Pino Ammendola a raccontare in Italia la storia di questa grande artista di origine calabrese, ricordata più nella sua terra d’adozione, la Francia, che qui. Da sempre mi accompagnano alcuni musicisti con cui continuo a condividere questo omaggio: Stefano De Meo al pianoforte (che ha curato anche gli arrangiamenti), Laura Pierazzuoli al violoncello e Pasquale Laino ai fiati, ed altri che si sono alternati negli anni. Così come mi è accanto Paolo Dossena, autore di alcuni brani di Dalida e creatore della Compagnia Nuove Indye. Ringrazio anche Paolo Sorrentino che mi ha voluto nel suo “Youth” e che ha scelto uno dei brani di questo spettacolo, “A ma manière”, perché lo cantassi nel film e nella sua colonna sonora.
Un incontro indimenticabile! La sua sensibilità ha saputo cogliere l’urgenza di un canto appassionato che poi ha evidenziato nel film attraverso il racconto della solitudine dell’artista.
Come ti prepari per interpretare un nuovo personaggio? Ci sono tecniche o metodi che segui?
In realtà parto dalla storia, da ciò che mi piace raccontare, dai tratti più interessanti da evidenziare. Poi scelgo l’adesione o il distacco. La prima o la terza persona, cioè l’immedesimazione o lo straniamento. E comunque ogni personaggio che indosso ha il suo profumo che scelgo accuratamente ogni volta che vado in scena.
E il canto? Quando hai iniziato a cantare?
Ho iniziato a pensare al canto come prosecuzione della parola e della narrazione sin dai primi spettacoli e grazie anche a incontri importanti che ho avuto la fortuna di avere con compositori e musicisti straordinari. Roberto De Simone, Nicola Piovani, Germano Mazzocchetti, Ezio Bosso, Lino Cannavacciuolo e altri non meno importanti.

Come descriveresti il tuo rapporto con il pubblico? Hai avuto esperienze particolari che ti hanno colpita?
Per me, come diceva Vinicius de Moraes, “la vita è l’arte dell’incontro” e quindi ogni spettacolo crea una nuova relazione con il pubblico, a volte più intima a volte più dionisiaca.
Qual è stata la sfida più grande che hai affrontato nella tua carriera e come l’hai superata?
Sicuramente quella di Gatta Cenerentola con il maestro De Simone nel 1998: la difficoltà delle partiture, la ancora acerba esperienza, la precisione richiesta, l’estensione vocale senza l’ausilio di microfoni con un’orchestra dal vivo. La responsabilità dell’eredità di uno spettacolo cult da onorare. Così ho studiato per 4 mesi voce e lingua napoletana. Spero con successo.
Quali sono le collaborazioni che hai apprezzato di più con registi, attori o attrici? Cosa hai imparato da queste esperienze?
Sono stata fortunata, ho incontrato compagni di viaggio con cui ho condiviso visioni, emozioni, affinità e fatica. La sperimentazione di Vassiliev, l’armonia di Scaparro, la geniale combinazione di musica e ricerca di De Simone, la follia visionaria di Tato Russo, l’arte antica e dissacrante di Peppe Barra, e ancora le amicizie feconde, la complicità di Ulderico Pesce e di Pino Ammendola, i bei progetti con Nisi e Venturiello.
Ci sono progetti futuri di cui puoi parlarci? Hai dei sogni o delle ambizioni particolari che desideri realizzare nella tua carriera?
Ciò che sogno abita nel mio presente, lo costruisco con pazienza e amore. Sto proseguendo il mio lavoro su Amelia Rosselli e su Bertolt Brecht, due figure di cui ricorrono anniversari importanti quest’anno e che oggi ci ricordano l’urgenza della memoria storica, del potere salvifico e rivoluzionario della poesia sempre ma soprattutto nei momenti bui che stiamo vivendo. Ho appena finito di girare il film “Carne della mia carne” per la regia di Gabriele Altobelli e sono tornata dalla Polonia con un lavoro su Valerio Magrelli con la regista Federica Altieri.
Dal futuro poi amo sempre lasciarmi sorprendere.
Quale è la prima cosa che fai quando ti svegli e quale l’ultima prima di andare a dormire?
La mattina segno su un taccuino i miei sogni, bevo un bicchiere di acqua calda con il limone e ascolto le registrazioni dei miei allievi che mi mandano dei brani di lettura ad alta voce. Mi piace svegliarmi in loro compagnia. E a volte anche addormentarmi. Sono il mio sguardo sul futuro.
Pagina Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Letizia_Gorga

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