SOFONISBA ANGUISSOLA: AL VIA LE CELEBRAZIONI A QUATTROCENTO ANNI DALLA MORTE

di Irene Niosi


Alla Camera dei Deputati si sono aperte le celebrazioni per i quattrocento anni dalla morte di Sofonisba Anguissola (Cremona 1532 ca. – Palermo 1525) alla presenza di Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, di Alfio Nicotra, studioso e critico d’arte e di Chiara Anguissola d’Altoé, presidente delle Dimore Storiche Italiane del Lazio e discendente della grande pittrice. Fabio Rampelli, vice presidente della Camera ha inviato un messaggio definendo Sofonisba “straordinaria, che seppe affermarsi in un mondo dominato da artisti uomini, grazie al suo talento, alla sua intelligenza e alla sua determinazione, innovando i canoni tradizionali del ritratto rinascimentale”.  Nel corso dell’incontro Federico Mollicone ha premiato con una medaglia la nipote Chiara Anguissola e si è soffermato sulla capacità di Sofonisba nel ritrarre sui volti, i moti dell’anima: “la sua arte fu rivoluzione e libertà. La ricorrenza dei quattrocento anni ci consente di riaffermare la sua eredità e ci ricorda che il talento, la passione e la determinazione possono cambiare la storia”. Profondo conoscitore della pittrice, il dottor Alfio Nicotra ha illustrato le tappe della sua lunga carriera, non solo come ritrattista. A un pubblico sempre più attento ha raccontato che, dopo anni di accesi dibattiti, di aver riconosciuto come opera autografa dell’artista, la grande pala d’altare raffigurante “la Madonna dell’Itria” conservata nella Chiesa dell’ex Monastero della SS.ma Annunziata a Paternò   

Di famiglia aristocratica Sofonisba fu la prima donna a raggiungere la fama in Europa come valente pittrice. Lavorò in Spagna alla corte di Filippo II, dai Gonzaga, con cui era imparentata, dai Farnese e nelle dimore della famiglia d’Este, apprezzata e studiata dai più grandi artisti del suo tempo per la maestria della sua tecnica pittorica. Gli esperti vanno ancora ricercando opere che potrebbero essere di sua mano, che hanno ancora fantasiose attribuzioni ma sono la conferma del suo talento   perché portano i nomi dei più grandi maestri del Rinascimento italiano: Moroni, Tiziano, Tintoretto, Veronese, perfino Leonardo.  

Ho posto qualche domanda a Chiara Anguissola d’Altoé che insieme al padre Ferrante si prodiga per onorare la figura della sua antenata nella ricerca costante volta alla riscoperta di tante delle sue opere che ancora vagano sparse in tutta Europa.

Sofonisba Anguissola, Autoritratto al cavalletto, olio su tela cm 66×57, Castello di Lancut, Polonia

Prima di parlare di Sofonisba, a lei vanno i più sinceri complimenti per il nuovo e prestigioso incarico come presidente delle Dimore Storiche Italiane del Lazio. Ci può segnalare qualche anticipazione su iniziative ed eventi particolarmente significativi?

Le dimore storiche italiane sono innanzitutto il più grande museo diffuso d’Italia; le dobbiamo considerare come una delle più grandi aziende italiane: quella dei beni culturali. Il nostro obiettivo è quello di far conoscere per sensibilizzare e valorizzare i centri minori, borghi, nati intorno a palazzi ville e castelli ma anche giardini e tenute agricole collegate, situate nelle campagne delle province del Lazio. Beni non delocalizzabili da proteggere e mantenere. Domenica 25 maggio si è celebrata la XV Giornata Nazionale A.D.S.I. che ha aperto gratuitamente solo nel Lazio oltre 70 luoghi storici privati guidati dai proprietari stessi. A ottobre da non perdere, la IV edizione di: Carte in dimora. Archivi e Biblioteche: storie tra passato e futuro.

Complimenti per queste meritevoli iniziative e in bocca al lupo. Ora ci racconti di Sofonisba. Fin dai suoi esordi, giovanissima fu lodata da Giorgio Vasari che nella seconda edizione delle “Vite” definì le sue opere “meraviglie” e si recò appositamente a Cremona per ammirarle. Anche Giovanni Paolo Lomazzo, figura centrale della cultura artistica del Rinascimento lombardo, rimase affascinato oltre che dai suoi dipinti, di cui parla nel “Trattato della pittura” anche dalla sua bellezza. Fu molto ammirata in vita, poi la sua fortuna critica si spense.  Una delle principali cause fu il rigido protocollo della corte di Spagna che le impedì, come Dama d’Onore della Regina, di firmare le sue opere.

Certamente questa limitazione non ha giovato alla sua carriera, moltissime opere andarono disperse e altrettanto furono quelle che vennero copiate. Sofonisba ritraeva la famiglia reale e i suoi dipinti venivano copiati dal pittore di corte e anche da altri artisti.  Inoltre a peggiorare la situazione molti suoi quadri andarono distrutti nell’incendio del palazzo reale del Prado dove risiedeva.

Sofonisba, come Artemisia Gentileschi e Lavinia Fontana in comune ebbero la stessa determinazione, erano estremamente motivate   a voler intraprendere una carriera artistica a loro preclusa perché l’opinione corrente le riteneva, in quanto donne, non adatte. Partiamo dal dipinto “La partita a scacchi” del 1555 esposto di recente ai Musei Capitolini nella mostra “I Farnese nella Roma del Cinquecento” proveniente dal Museo di Poznam in Polonia.

Sofonisba Anguissola, la partita a scacchi, olio su tela cm 72 x 97, Museo di Poznan, Polonia

In questo dipinto ben si comprende l’importanza dell’educazione impartita a Sofonisba e alle sue cinque sorelle dai genitori che, non essendo ricchi, al posto della dote in denaro, le indirizzarono allo studio della letteratura, della musica, della pittura e di ogni forma di conoscenza, che ha finito per giocare un ruolo fondamentale nella sua crescita sia come donna che come artista.  Una scelta all’ avanguardia – rispetto alle ragazze dello stesso rango – quella di lasciarle libere di esprimere la propria individualità, facendo emergere in tal modo, il talento di ognuna.

Della vasta produzione di autoritratti sappiamo che molti sono ancora da recuperare altri si trovano nei più importanti musei italiani. A Roma ce ne sono due, uno si trova negli appartamenti della Principessa Isabella a Palazzo Colonna e uno alla Galleria Doria Pamphilj.  A Napoli al Museo di Capodimonte c’è il giovanile autoritratto alla spinetta datato 1555. Brera conserva un piccolo autoritratto, molti altri sono sparsi per il mondo senza una certa attribuzione.

Tanta era la bravura nell’ autoritrarsi che suo padre, per presentarla, inviava gli autoritratti a tutte le case reali e alle famiglie aristocratiche europee come biglietti da visita. Uno sponsor ante litteram.

Uno di questi originali biglietti da visita fu recapitato a Michelangelo che rimase colpito dalla bellezza di un disegno raffigurante una bambina che ride. Per metterla alla prova la invitò a disegnare un putto in lacrime, molto più difficile da realizzare.

E Sofonisba realizzò un disegno – usando come modello il fratellino Asdrubale- un fanciullo che piange morso da un gambero. La stessa smorfia di dolore che più tardi i critici rinvennero nel “Ragazzo morso da un ramarro” di Caravaggio.

Un episodio, questo, che rappresenta un grande riconoscimento sul campo. Ultimamente sono uscite biografie sulla vita della sua antenata che hanno contribuito, come accadde per Artemisia, a rivalutare   la figura di Sofonisba non solo come artista ma come donna, segno che allo stato attuale c’ interesse verso la sua antenata, dopo anni di oscuramento.

Si, c’è un forte interesse per Sofonisba. Il 28 giugno, organizzato dal Comune di Travo, nel piacentino, all’ombra della torre del Castello Anguissola, ci sarà un incontro letterario con alcune   scrittrici che hanno romanzato la storia di Sofonisba, donna originale, colta e indipendente.

Sofonisba Anguissola, Infante Isabella Clara Eugenia e Catalina Micaela, Olio su tela, cm. 133,5 x 145 – Londra, Royal Collection, Buckingham Palace

E poi, come ci ha illustrato il dottor Nicotra, il 16 novembre, nel giorno della sua scomparsa le sarà dedicata una giornata di studi nella Chiesa di San Giorgio dei Genovesi di Palermo, dove è sepolta. Stasera, come sua discendente ha ricevuto in premio una medaglia. Per suo padre, per la sua famiglia e per lei queste celebrazioni sono motivo di grande gioia e orgoglio. Grazie all’attenzione che si è risvegliata verso le donne pittrici va aggiunto che Sofonisba è stata sempre presente con alcune opere significative in mostre di grande rilievo internazionale a riprova dell’importanza che le riconoscono gli esperti, ma purtroppo va anche ricordato che sono passati più di trent’anni dall’ultima mostra a lei dedicata che si tenne nel 1994 a Cremona, sua città natale.

Viene dunque spontaneo augurarsi che gli eventi celebrativi riservati a questa grande pioniera, quale fu Sofonisba, vengano suggellati con una bella esposizione a lei interamente dedicata. Un riconoscimento a lei dovuto che, seppur tardivo la ponga nell’olimpo alla pari dei grandi maestri tardo rinascimentali per restituirle il ruolo centrale e l’influenza che esercitò non solo sui colleghi maschi suoi contemporanei, che guardarono e studiarono le sue opere ma anche sugli artisti che divennero suoi discepoli e la venerarono dopo la sua morte.

Ce lo auguriamo! Come portavoce della mia famiglia colgo l’occasione per ringraziare tutti gli addetti ai lavori, il mondo accademico, gli studiosi e le scrittrici che col loro contributo continuano a mantenere alta l’attenzione su Sofonisba.

Chiara Anguissola

In copertina: Sofonisba Anguissola, Ritratto di Famiglia, olio su tela cm 157×122, Museo di Nivaagaards Malerisamling, Nivå Fredensborg, Danimarca


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