VIS-A-VIS CON BARBARA SCOPPA

di Chiara Montenero


Barbara Scoppa è un’attrice di talento, conosciuta per i suoi ruoli in produzioni teatrali di successo e lavori cinematografici acclamati. Nata e cresciuta in Italia, ha iniziato la sua carriera nel teatro, dove ha sviluppato una solida formazione classica che le ha permesso di affrontare sfide artistiche diverse. Nel corso della sua carriera, ha interpretato una varietà di personaggi, da ruoli drammatici a quelli comici, dimostrando una notevole versatilità. È nota per il suo intenso coinvolgimento nelle dinamiche emotive dei suoi personaggi, che riesce a rendere credibili e toccanti. 

In questa intervista, Barbara ci racconta della sua formazione, delle influenze che l’hanno guidata e delle sfide che ha affrontato nel settore cinematografico e teatrale. Condividerà anche le sue esperienze nel lavorare con registi rinomati e attori di talento, nonché il suo approccio alla recitazione in un’industria in continua evoluzione.

Con Vittorio Gassman

Barbara, cosa ti ha spinto ad intraprendere la carriera di attrice e quali sono state le tue prime esperienze nel mondo della recitazione?

Fin da bambina avevo questa capacità di immedesimarmi in situazioni diverse e anche particolari. Non solo indossare i panni di altri esseri umani, ma anche quelli di piante o di animali. Con la mia amichetta del cuore ci inventavamo storie i cui personaggi spaziavano dalla realtà all’immaginazione. Purtroppo, mio padre non vedeva di buon grado questo lato versatile della mia personalità tanto da vietarmi di iscrivermi al liceo artistico e mi consigliò di frequentare  quello classico e io lo accontentai con immenso piacere. Raggiunta la maggiore età decisi che dovevo assolutamente rendermi indipendente. Un giorno, mentre facevo compere con un’amica, mi si avvicinò un fotografo chiedendomi di fare un servizio fotografico per la rivista Elle e così iniziai a fare la modella e a guadagnare parecchio. Rimanevo comunque affascinata dal mondo dello spettacolo e fu per puro caso che a Firenze incontrai un mio amico iscritto da poco a La Bottega Teatrale di Vittorio Gassman, il quale mi invitò a tentare l’esame di ammissione con la possibilità di ottenere una borsa di studio. E io lo assecondai, senza alcuna velleità di superare il provino… e fui ammessa con tanto di borsa di studio di 750.000 lire che, all’epoca, erano un vero e proprio stipendio! Quegli anni sono stati meravigliosi con personaggi incredibili come docenti, non solo Gassman, ma Alvaro Piccardi, Giorgio Albertazzi, Orazio Costa, Antony Queen e molti altri.

Dicono che tu fossi l’allieva preferita di Gassman?

Non la preferita, ma una delle preferite. Mi diceva sempre che ero la sola a capire il personaggio ancor prima che mi venisse spiegato come interpretarlo. Gli sono stata molto vicina anche all’inizio della sua depressione. Per me lui sostituiva quelle caratteristiche caratteriali che cercavo in mio padre ed io placavo i suoi sensi di colpa per non aver potuto dare “vicinanza” ai suoi figli a causa della sua carriera di attore.

Con Marcello Mastroianni e Giulietta Masina
Con Leandro Amato

Hai lavorato in diversi generi teatrali e cinematografici. Quale ruolo ti ha colpito di più e perché?

Ero incinta di nove mesi e Rossella Falck, alla sua prima esperienza da regista, mi scelse per interpretare Mimosa – ruolo da lei interpretato in passato – in Anima Nera di Patroni Griffi easpettò fino al mio parto per andare in scena! Questa è stata l’esperienza più incredibile per quanto riguarda il Teatro. Per il Cinema senza dubbio è stato il film Ginger e Fred perché lavorare con Fellini, Mastroianni e la Masina non era cosa da poco! Quando entrai nello studio di Federico per il provino, ricordo che lui stava disegnando. Alzò gli occhi dal foglio, mi guardò e disse: “Ho visto la Madonna!”. Altra esperienza straordinaria è stata lavorare con Ettore Scola nel film corale La Famiglia. Grande uomo e grande regista, umano, simpatico, professionale e generoso.

Come ti prepari per un nuovo personaggio? Hai un metodo specifico che segui per entrare nella psicologia del ruolo?

Innanzitutto, cerco di entrare in empatia con il personaggio, anche se non mi somiglia; me lo devo sentire addosso e capire dove posso lavorare per tirare fuori quello che ho in base a quello che devo interpretare. La prima cosa che faccio è studiare perché la memoria ti aiuta a intraprendere questo tipo di lavoro. La concentrazione è fondamentale. Ricordo ancora il primo giorno di prove per uno spettacolo teatrale con la regia di Squarzina in cui la prima cosa che ci insegnò fu la “penetrazione del testo”, operazione che ancor oggi mi è utilissima per entrare nel ruolo da interpretare.

Hai mai affrontato sfide particolari durante le riprese di un film o di uno spettacolo? Come le hai superate?

La regista francese Josée Dayan mi telefonò per partecipare alla serie da lei diretta Le Cascadeur (gli Stuntmen), con Antony Delon in cui avrei dovuto recitare in francese. Ovviamente le scene pericolose venivano interpretate da dei veri stuntmen, ma in una di queste, il salto della morte, ci dovevano essere i nostri primi piani… Non ti voglio il terrore provato durante le corse in macchina in prossimità di strapiombi o di curve pericolose! Un delirio, ma molto divertente!

Progetti futuri?

Continueremo con la play teatrale di Luca De Bei, Al nostro amore, di cui sono protagonista insieme a Leandro Amato per la regia di Barbara Porta. Vorrei anche portare nuovamente in scena  Donna Mimma – per la regia di Mauro Conciatori – testo riadattato dal regista e da me della  novella di Pirandello, perché è attualissimo e merita di essere conosciuto.

Qual è la prima cosa che fai al mattino quando ti svegli e quale l’ultima prima di addormentarti? 

Appena apro gli occhi sono felice di essere viva e prima di addormentarmi penso ai bambini innocenti vittime di tutte le guerre in corso.

Pagina Wikipedia – Barbara Scoppa


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