OLTRE IL RIUSO:LA TRASFORMAZIONE ARTISTICA DEL CAPO IN ATELIER REMADE. INTERVISTA A FIAMMETTA BELLATRECCIA E RAFFAELLA ANSUINI

di Madia Mauro
In un momento storico in cui sostenibilità ed economia circolare stanno ridefinendo profondamente il settore della moda, nascono progetti che, lontani dalle logiche della fast fashion, uniscono creatività, riuso e ricerca artistica. Creare con consapevolezza diventa così un gesto culturale oltre che estetico, capace di restituire valore ai materiali, ai processi e al tempo necessario per trasformarli. Idee e azioni responsabili si intrecciano come fili cuciti con pazienza, lasciando un’impronta più leggera e duratura sul mondo.
Atelier ReMade si inserisce in questa visione: un laboratorio che trasforma capi esistenti in pezzi unici, dove pittura, vintage e sartorialità si incontrano, dando vita a una nuova forma di espressione.
Il progetto prende vita dall’incontro di due percorsi diversi ma complementari. Fiammetta Bellatreccia cresce tra il mondo dei cavalli e la pittura. Insieme al marito gestisce lo storico negozio di equitazione di Sacrofano, mantenendo vivo il legame con la tradizione artigianale del settore. Parallelamente, la pittura diventa per lei uno strumento di osservazione e reinterpretazione del reale: da questo immaginario nascono creazioni uniche, in cui ogni tessuto si trasforma in superficie narrativa e ogni dettaglio porta l’impronta del suo segno artistico. Raffaella Ansuini costruisce il proprio cammino professionale tra giornalismo, progettazione creativa e design del gioiello. Nella collaborazione con Marco Aschi per AschiCollezioni e nella sua attività in OTP Officine di Talenti Preziosi affina uno sguardo attento all’identità degli oggetti, alla loro costruzione e al dialogo tra tradizione e modernità. A Sacrofano è parte di “Questione di Arte”, studio condiviso e presenza viva sul territorio che promuove relazioni e iniziative rivolte alla comunità.

Quando avete capito che, unendo le vostre esperienze, il recupero dei capi usati poteva diventare il linguaggio artistico di Atelier ReMade?
R: La consapevolezza è arrivata per gradi, come accade con le cose autentiche. Da giornalista, ho sempre osservato la moda con occhi critici e insieme affascinati — quella tensione tra ciò che dura e ciò che passa. La mia formazione presso OTP Officine di Talenti Preziosi, di cui faccio parte del consiglio direttivo, mi ha regalato una chiave di lettura precisa: il gioiello, come il capo, racconta una storia solo quando porta dentro di sé l’intenzione di chi lo ha creato. Quando ho incontrato Fiammetta ho capito che quella storia poteva continuare, anzi, moltiplicarsi. Ed è lì che è nata l’idea di Atelier ReMade.
F: Sono figlia di commercianti. I miei genitori avevano un negozio in Prati e da loro ho ereditato il rispetto profondo per gli oggetti ben fatti, per quella qualità di altri tempi che riconosci al tatto ancora prima che con gli occhi. Gestisco con mio marito Emiliano la Selleria storica di Sacrofano, un luogo dove la materia parla: il cuoio, i finimenti, i filati. E io che dipingo, in particolare ritratti di cavalli, cani, animali, ho sempre visto nel gesto artistico una forma di rispetto verso il soggetto. Trasferire questo sguardo su un capo è stato naturale.

Cosa guida il processo creativo? Sono i materiali a suggerire la trasformazione o nasce prima un’immagine interiore che prende forma attraverso il vostro lavoro?
F: Il capo parla per primo, sempre. Lo prendi in mano, lo guardi in controluce, e lui ti dice già qualcosa, la trama, il peso, il colore. Che sia nuovo, o un vintage in stato eccellente, porta già una sua voce. E quella voce risveglia qualcosa di interiore: un’immagine, un profumo, una scena lontana.
R: Ed è lì che ci troviamo, perché abbiamo la stessa memoria storica. Basta un tessuto, un bottone in metallo dorato, una seta paisley, e la stessa scena ci torna davanti: le scatole di latta di nostra nonna, le riviste di moda degli anni Ottanta sfogliate con reverenza. Quella coincidenza di ricordi è la nostra bussola creativa: il tessuto suggerisce, il ricordo amplifica, e il capo diventa davvero irripetibile.

Il vostro atelier nasce in una selleria nel cuore di Sacrofano: in che modo questo luogo influenza la vostra identità e il rapporto con chi vi visita?
F: La Selleria di Sacrofano è un luogo carico di storia e di materia: cuoio, filati, strumenti da lavoro. Io e mio marito Emiliano la gestiamo con lo stesso rispetto che merita. Portarvi Atelier ReMade è stato spontaneo, perché chi entra qui ha già una predisposizione naturale: ama gli animali, la natura, riconosce il ben fatto. È una persona che sa già, senza bisogno di spiegazioni, cosa significa scegliere qualcosa destinato a durare.
R: E quella sensibilità è esattamente la nostra. Chi frequenta il mondo equestre conosce il valore della qualità artigianale, sa leggere un oggetto con occhi allenati. Quando quella stessa persona si trova davanti a un capo personalizzato con bottoni vintage, merletti, spille d’epoca o pittura a mano, lo riconosce come tale. Il luogo seleziona naturalmente le persone giuste, e con loro il dialogo diventa subito autentico.

Come riuscite a rendere ogni creazione unica e personale, interpretando il gusto, la sensibilità e la storia di chi la sceglie?
R: La personalizzazione parte sempre dalla nostra sensibilità. Osserviamo il capo, lo ascoltiamo, e poi interveniamo, aggiungendo, togliendo, a volte stravolgendo completamente ciò che era. È un gesto creativo e insieme manuale, in cui la nostra visione è il punto di partenza. Avendo una certa età, e sapendo che la moda è ciclica, a volte ci accorgiamo prima di altre che qualcosa sta tornando, e questo ci aiuta a scegliere con un po’ di anticipo certi materiali, certe lavorazioni, certi dettagli.
F: Poi esistono i clienti che arrivano con un’idea precisa. Chi segue le tendenze, chi è mossa da un ricordo da riportare in vita attraverso un capo. In questi casi il dialogo si fa ancora più ricco. Ascoltiamo, interpretiamo, e troviamo insieme la strada giusta. Anche allora, però, la nostra mano resta riconoscibile: è il segno che distingue una creazione di Atelier ReMade da qualsiasi altra.

Le vostre creazioni intrecciano arte, moda e sostenibilità. Quale il messaggio più autentico e potente che, secondo voi, arriva a chi le indossa?
R: Il messaggio è semplice e profondo insieme: un capo merita rispetto. Rispetto per chi lo ha realizzato, per i materiali che lo compongono, per il tempo che richiede trasformarlo in qualcosa di unico. L’acquisto compulsivo è una corsa frenetica che va nella direzione opposta, mentre il vero piacere sta nel possedere qualcosa di senza tempo, che va oltre la moda, che ti appartiene davvero. E c’è anche la bellezza dell’attesa: realizzare un pezzo unico richiede tempo, e quell’attesa fa già parte del valore di ciò che riceverai.
F: Esattamente come un bel quadro ti ferma davanti a sé, come un piatto realizzato con ingredienti naturali e di prima qualità ti scalda dentro, come un’alba o un tramonto ti lasciano senza fiato, indossare una creazione di Atelier ReMade trasmette quella stessa sensazione di benessere. Un piacere lento, consapevole, che emoziona e racconta chi sei davvero.

mail: madiamauro@womenlife.it

