IL GRANCHIO BLU: UNA CHIAVE PER LEGGERE IL MEDITERRANEO. INTERVISTA A LUCREZIA CILENTI

di Madia Mauro
In un tempo in cui il cambiamento climatico non è più una previsione ma una realtà che minaccia ecosistemi, economie e stili di vita, raccontare il mare significa raccontare il futuro. E comprendere ciò che accade sotto la superficie delle acque significa leggere i fenomeni che stanno trasformando il rapporto tra uomo e natura. Tra le voci più autorevoli impegnate in questo lavoro di ricerca e divulgazione c’è Lucrezia Cilenti, ricercatrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), specializzata nello studio delle specie aliene invasive e dei loro effetti ecologici, economici e sociali sugli ecosistemi marini e costieri. La sua attività scientifica si concentra sul granchio blu (Callinectes sapidus), specie simbolo delle trasformazioni in atto nel Mediterraneo. Vicepresidente di Marevivo Puglia, è autrice di numerose pubblicazioni su riviste scientifiche e collabora con media e produzioni audiovisive nazionali e internazionali.
Perché è fondamentale parlare di mare e ambiente e quale ruolo possono avere la cultura e la narrazione nel rendere questi temi più vicini alle persone?
Oggi parlare di ambiente significa parlare del nostro futuro, perché ciò che accade agli oceani influenza direttamente l’esistenza di ciascuno di noi. Il mare regola il clima, assorbe una quota importante dell’anidride carbonica che immettiamo nell’atmosfera, ospita una biodiversità unica e sostiene economie, culture e comunità. Quando questo equilibrio si altera, gli effetti si fanno sentire ben oltre le coste: incidono sulle città, sulle attività economiche, sulla sicurezza alimentare e sulla qualità della vita delle persone. Per questo è fondamentale che il dibattito esca dagli ambiti specialistici e coinvolga l’intera società. Le sfide poste dal cambiamento climatico, dall’inquinamento e dalla perdita di biodiversità possono essere affrontate con efficacia solo se diventano un patrimonio condiviso di conoscenze e consapevolezza. Comprendere ciò che sta accadendo è il primo passo per orientare sia le scelte quotidiane dei cittadini sia le decisioni politiche ed economiche che incidono sul futuro dei nostri territori. In questo percorso, la cultura e la narrazione svolgono un ruolo essenziale. La ricerca scientifica fornisce dati e strumenti indispensabili per comprendere la realtà, ma da sola non sempre riesce a coinvolgere un pubblico ampio. Le storie, l’arte, il cinema, la letteratura, la fotografia e le testimonianze dirette hanno invece la capacità di dare un volto ai grandi fenomeni ambientali, trasformando dati e statistiche in esperienze concrete, favorendo una partecipazione più consapevole e responsabile.

Tu affianchi alla ricerca scientifica un’intensa attività di divulgazione. Quanto è importante tradurre il linguaggio della scienza in messaggi chiari e accessibili? E in che modo questa esigenza ha influenzato anche la scrittura del tuo libro Blu, il granchio?
Produrre nuova conoscenza è essenziale, ma questa acquista un valore pieno solo quando viene condivisa, compresa e resa patrimonio della collettività. Tradurre concetti complessi in un linguaggio chiaro e accessibile non significa semplificarli o impoverirli, bensì renderli inclusivi, offrendo a un numero sempre maggiore di persone gli strumenti per comprendere affrontare con consapevolezza le grandi sfide del nostro tempo. Questa convinzione ha guidato la scrittura di Blu, il granchio. Il libro nasce da anni di ricerca sul granchio blu e sugli ecosistemi costieri e si fonda su risultati già validati e pubblicati nella letteratura scientifica. Ho scelto di trasformare queste conoscenze in una narrazione accessibile, con l’obiettivo di renderle fruibili da un pubblico molto più ampio di quello accademico, senza rinunciare all’accuratezza dei contenuti. Uno degli obiettivi del libro è anche contribuire a superare la rappresentazione, spesso riduttiva, del granchio blu come semplice specie aliena invasiva e, quindi, esclusivamente come un problema. Senza negarne gli impatti ecologici ed economici, ho cercato di proporre uno sguardo diverso, laterale, capace di stimolare una riflessione più ampia sui processi che stanno trasformando i nostri mari. La diffusione di questa specie, infatti, è il risultato di dinamiche complesse che coinvolgono la globalizzazione dei trasporti, il cambiamento climatico, la capacità di adattamento degli ecosistemi e il ruolo delle attività umane nelle trasformazioni ambientali.
Lavorando con le scuole, cosa osservi nei ragazzi quando si affrontano queste tematiche? Ritieni che le nuove generazioni abbiano una sensibilità diversa rispetto al passato?
Ogni incontro con gli studenti conferma quanto le nuove generazioni siano animate da una curiosità autentica e da un forte desiderio di comprendere il mondo che le circonda. Le tematiche ambientali non vengono percepite come questioni lontane, ma come problemi concreti che influenzano la loro vita. Credo che i giovani di oggi abbiano sviluppato una sensibilità più diffusa rispetto alle generazioni precedenti, crescendo in un contesto in cui il cambiamento climatico, l’inquinamento e la perdita di biodiversità sono parte del dibattito pubblico e dell’esperienza quotidiana. Questa maggiore esposizione li rende più attenti e consapevoli, ma alimenta anche il desiderio di capire le cause dei fenomeni e di individuare possibili risposte. Proprio per questo è fondamentale offrire loro strumenti scientifici solidi. Vivono immersi in un flusso continuo di informazioni, spesso frammentarie o contraddittorie, e hanno bisogno di sviluppare strumenti critici necessari per distinguere i dati dalle opinioni, le evidenze dalle semplificazioni. Sono convinta che le nuove generazioni possano essere protagoniste del cambiamento, portando nuove idee e una maggiore consapevolezza delle sfide ambientale non solo nei propri percorsi di vita, ma anche all’interno delle famiglie e delle comunità di cui fanno parte.

Il granchio blu è tristemente noto soprattutto per il suo impatto sulla pesca e sugli ecosistemi. Per quale motivo rappresenta un caso così emblematico delle trasformazioni in atto nel Mediterraneo?
Il granchio blu mostra con grande chiarezza come le profonde trasformazioni che stanno interessando il Mediterraneo siano il risultato dell’intreccio tra dinamiche ecologiche, climatiche, economiche e sociali. La sua storia non è soltanto quella di una specie aliena invasiva, ma quella di un mare che cambia rapidamente sotto la pressione delle attività umane. La sua diffusione, infatti, è strettamente legata ai processi di globalizzazione, che favoriscono il trasporto di organismi da un’area del pianeta all’altra attraverso il traffico marittimo e gli scambi commerciali. Una volta introdotte in nuovi ambienti, specie come il granchio blu possono trovare condizioni favorevoli alla loro espansione, soprattutto quando gli ecosistemi sono già alterati e resi più vulnerabili da molteplici pressioni ambientali. In questo scenario, il cambiamento climatico rappresenta un fattore determinante, poiché l’aumento della temperatura del mare e le modificazioni degli ecosistemi costieri possono facilitare l’insediamento e la diffusione di specie non native, contribuendo a ridefinire gli equilibri ecologici. Il Mediterraneo, considerato uno dei principali hotspot mondiali del cambiamento climatico, è oggi uno dei luoghi in cui questi fenomeni risultano più evidenti. Il caso del granchio blu evidenzia anche quanto siano profonde le connessioni tra biodiversità, economia e società. Gli impatti sulla pesca e sull’acquacoltura hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica perché si traducono in conseguenze concrete per il lavoro, il reddito delle comunità costiere e la gestione delle risorse marine. È un esempio che dimostra come la salute degli ecosistemi non sia un tema separato dalle attività umane, ma una condizione indispensabile per garantire la sostenibilità economica e sociale nel lungo periodo.

Come è nata l’idea di trasformare una ricerca scientifica in un racconto che intreccia dati biologici, esperienza personale e riflessioni più profonde ed esistenziali?
Per anni ho osservato il fenomeno della presenza del granchio e della sua capacità di invadere i nostri ecosistemi con lo sguardo del ricercatore: raccogliendo dati, conducendo indagini sul campo e pubblicando i risultati sulle riviste scientifiche. Con il tempo, però, mi sono resa conto che quella specie raccontava una storia molto più ampia della propria biologia. Attraverso la sua diffusione emergevano temi che riguardano il cambiamento climatico, la globalizzazione, la trasformazione degli ecosistemi, il rapporto tra uomo e natura e persino il modo in cui reagiamo a ciò che percepiamo come estraneo o invasivo. È da questa consapevolezza che è nato il mio libro. Non volevo scrivere un saggio scientifico né un’autobiografia, ma costruire uno spazio in cui conoscenza ed esperienza potessero dialogare, mostrando come il percorso della ricerca sia fatto anche di intuizioni, incontri e cambiamenti di prospettiva. Per questo, nelle pagine di Blu, il granchio, convivono dati scientifici, episodi vissuti, osservazioni sul campo e riflessioni personali che offrono uno sguardo diverso sul granchio blu, non per negarne gli impatti ecologici ed economici, bensì per sottrarlo a una rappresentazione esclusivamente negativa e leggerlo come un indicatore delle profonde trasformazioni in atto. La scienza ci aiuta a comprendere come funziona il mondo, ma spesso sono le storie a permetterci di coglierne il significato e di riflettere sul posto che occupiamo al suo interno.
Nel tuo racconto il granchio diventa metafora della trasformazione: una creatura che cambia corazza, si muove lateralmente e sembra insegnare a convivere con l’incertezza. Quale messaggio speri che arrivi a lettrici e lettori?
Viviamo in un’epoca di profonde trasformazioni, ambientali, sociali e tecnologiche, che spesso generano incertezza e preoccupazione. Eppure la natura ci insegna che l’adattamento, quando si accompagna alla capacità di preservare la propria identità, è uno dei principi fondamentali della vita. In questo senso, il granchio è una metafora potentissima straordinariamente efficace. Cresce cambiando più volte la propria corazza, attraversando inevitabili momenti di fragilità che fanno parte del suo ciclo vitale, inoltre si muove lateralmente, seguendo traiettorie evolute che raramente sono lineari. È un’immagine che richiama con forza il concetto di pensiero laterale, introdotto da Edward de Bono, ossia la capacità di affrontare i problemi non seguendo percorsi logici e diretti, ma spostando lo sguardo, cambiando angolazione e cercando soluzioni inaspettate. Le sfide più complesse, infatti, non si risolvono sempre procedendo in linea retta: spesso richiedono deviazioni, cambi di prospettiva e la disponibilità ad accettare l’incertezza come parte del processo di crescita. Il granchio blu mi ha insegnato che la natura non è una fotografia immobile da preservare, ma un sistema dinamico fatto di relazioni, adattamenti ed equilibri in continua trasformazione. Oggi sappiamo che il nostro benessere dipende dall’equilibrio degli ecosistemi di cui facciamo parte. Riconoscere questa interdipendenza significa assumersi una responsabilità, ma anche riscoprire un legame che troppo spesso abbiamo dimenticato. Se il granchio blu può offrirci una lezione, è proprio questa: ogni cambiamento porta con sé difficoltà, ma anche opportunità di apprendimento, adattamento e scoperta. Ed è nel suo procedere laterale, e nella capacità di cambiare prospettiva, che può nascere la possibilità di costruire un futuro più equilibrato, per noi e per il pianeta.

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