I MOTIVI DI UN SÌ

di Alessandro Servoli


Le ragioni di un sì alla riforma della Magistratura ha una storia lontana e una prima appartenenza politica a Sinistra, nel PD da D’Alema a Renzi fino a Letta segretario; oggi nasce come proposta e poi attuazione per opera della Destra.

Questa volontà bipartisan sarebbe potuta servire per una scelta condivisa, ma come di consueto, la politica ha regole tutte sue ed ovviamente con un partito di magistrati ormai costituitosi in comitato per il NO al referendum, ha preso una strada tanto contraria al primo progetto del PD che ci ritroveremo a subire l’ennesimo voto referendario che mi auguro abbia i numeri per avere la giusta valenza democratica.

La scelta per il SI’ senza se e senza ma è uno dei miei fondamenti politici frutto dei miei molti anni trascorsi, oltre la mia professione di medico, tra le stanze della politica negli anni del giustizialismo di bandiera che in men che non si dica determinò la distruzione dei partiti storici, dei personaggi protagonisti per arrivare al caos della cosiddetta terza repubblica, alle fantascientifiche nuove realtà tra gli scanni del Parlamento e ai mezzi figuri che l’alimentano con quotidiane sceneggiate da teatrino delle marionette.

Articolo 111 della Costituzione secondo comma: “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizione di parità, davanti ad un giudice terzo ed imparziale”. Terzo nella accezione della parola esclude Primo (accusa) e Secondo (difesa). Questo ineludibile termine tanto netto quanto chiaro, non dovrebbe dare spazio ad interpretazioni equivoche tranne se a monte di ciò non si trovi un fine di autonomia di governo e di gestione che superi ogni altro tipo di potere e quindi non democratico e in quanto tale contrario ai valori della Costituzione.

Arriviamo ora al punto Referendum; i diffusori del NO sostengono l’inutilità della riforma perché poco importante, per non dire inutile. Questo pone ovviamente due domande: se non è importante per quale ragione avete richiesto il referendum? Se si sostiene che il passaggio tra le due identità, GIP e PM, è cosa di poco conto con scarsi numeri all’attivo, perché si arriva, nel caso delle intercettazioni, al 99% dei casi?

Concludo questa mia battaglia per il SI’ con queste ultime, a mio avviso, incontestabili ragioni. Il riequilibrio dei poteri renderà il GIP completamente autonomo e libero dal potere politico del PM che spesso è sostenuto da certe correnti della magistratura dichiaratamente politicizzate, fino al punto di attuare con un “potere di sopraffazione” che nella storia del secondo ‘900 ha portato tanti ipotetici colpevoli alla fine dalla loro vita professionale e politica fino al suicidio, per poi risultare completamente innocenti.

Far perdere al PM questo potere e restituire la giusta via democratica a tutto l’apparato della Giustizia, significa tornare sulla strada della democrazia e in linea con tutti i Paesi Europei che già applicano questa regola fondante.


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