ATENE E LA PASQUA ORTODOSSA (9 – 13 APRILE)

di Maria Luisa Migliardi
La primavera è il periodo migliore per visitare Atene. Il clima è dolce, il mare inizia a invitare e la città non è ancora invasa dai turisti estivi. La mia amica Assia organizzò questo viaggio qualche anno fa, con l’idea brillante di abbinare la scoperta della capitale greca ai riti della Pasqua ortodossa, che cade di solito una settimana dopo quella cattolica. Un’esperienza che inizia dal Giovedì Santo, quando le donne si riuniscono in casa per preparare e decorare le uova rosse, simbolo del sangue di Cristo, secondo un’antica tradizione che sa di famiglia e di radici profonde.

Giovedì 9 Aprile. Benvenuti a Plaka
Due ore di volo e si atterra in una delle città più straordinarie del mondo: Atene, culla della civiltà occidentale, della democrazia, del teatro e della filosofia. Un luogo dove ogni pietra racconta tremila anni di storia. Ad accoglierci, l’Electra Palace Athens 5★ (18 N. Nikodimou St.), un hotel elegante, con vista mozzafiato sull’Acropoli, incastonato nel cuore di Plaka, la “Città Vecchia”.
Il pomeriggio lo dedichiamo a una piacevole passeggiata nel suo labirinto di vicoli acciottolati, tra case neoclassiche color pastello, chiese bizantine e piazzette dove il tempo sembra davvero essersi fermato. C’è qualcosa di magico in questi angoli tranquilli: una bottega di artigianato, una rovina inaspettata, il profumo del caffè greco che sale da una taverna nascosta.
La prima tappa obbligata è piazza Syntagma per assistere al cambio della guardia al Milite Ignoto: gli Evzones sfilano in un’uniforme che è già uno spettacolo: il gonnellino con 400 pieghe, le tsarouchia (scarpe di legno chiodate col pompom) e un cerimoniale solenne, con tanto di banda militare. Un rito che non stanca mai.

La sera si cena da Mono (Romvis 20), cucina mediterranea creativa, ambiente curato, atmosfera rilassata. Un buon inizio.
Venerdì 10 Aprile – Acropoli e riti ortodossi
La mattina è dedicata all’Acropoli, e non potrebbe essere altrimenti. Salire lassù è un’emozione che non si esaurisce mai, nemmeno se ci sei già stato. Voluta da Pericle nel V secolo a.C., questa “città sacra” ospita quattro capolavori assoluti dell’arte classica.
Il Partenone, simbolo eterno di Atene, custodiva un tempo una colossale statua della dea Atena in oro e avorio, opera di Fidia. I Propilei, il grande portale d’ingresso in marmo bianco e pietra grigia, esibisce colonne nei tre stili classici, dorico, ionico e corinzio, come in un manuale di architettura a cielo aperto. L’Eretteo, dalla pianta asimmetrica, regala il dettaglio più fotografato: il portico delle Cariatidi, sei sculture femminili alte sei metri che reggono il tetto con grazia senza tempo. E infine il Tempio di Atena Nike, il più piccolo del complesso, con il suo fregio di battaglie greco-persiane ora conservato (in parte) nel vicino museo.


Dall’alto si domina anche il Teatro di Dioniso, dove debuttarono i lavori di Eschilo, Sofocle ed Euripide, e il magnifico Teatro di Erode Attico, ancora oggi in uso e che ha accolto persino Maria Callas.
Nel pomeriggio visitiamo il Museo dell’Acropoli, con i suoi 4.000 reperti esposti in un edificio di vetro, acciaio e cemento che sembra sospeso nel vuoto. Il fregio del Partenone, ahimè in parte copie, visto che gli originali sono a Londra, rimane comunque un’emozione.

La sera porta con sé una delle esperienze più toccanti del viaggio: alle 19.30 inizia la processione dell’Epitaffio, il baldacchino di fiori che rappresenta la tomba di Cristo. Partiamo da piazza Syntagma, seguiamo le luci e i canti, visitiamo la chiesa Agia Aikaterini, quella del Santo Sepolcro e quella degli Arcangeli; poi ritorniamo nella piazza dove si incontrano le varie processioni per celebrare una liturgia in comune. Una cerimonia silenziosa, raccolta, capace di emozionare anche i non credenti.
Dopo tanta spiritualità, un bel bicchiere di ouzo a Psiri si merita eccome. Questo ex quartiere industriale, oggi trasformato in un crocevia bohémien di taverne, bar e piccoli club di musica dal vivo, è esattamente il posto dove finire la serata con leggerezza.

Sabato 11 Aprile – In barca verso le isole
Sveglia presto (si parte alle 7!) per la gita in barca alle isole Argo-Saroniche. Prima tappa: Hydra. Appena si scende dal traghetto si capisce subito che qui le regole sono diverse: niente auto, niente moto. Solo silenzio, profumo di mare e una fila di muli pazienti, pronti a portarci in giro per l’isola. Il quartiere di Kiafa, con le sue botteghe artigiane e le case di pietra, invita a passeggiare senza fretta. Chi vuole fare il bagno si tuffa direttamente dagli scogli nell’acqua cristallina. Hydra è la “Mykonos del nord”, frequentata dal jet-set internazionale, ma conserva ancora un’anima autentica. Non è un caso che Leonard Cohen vi abbia vissuto negli anni ’60, e che Henry Miller ne sia rimasto stregato.
Seconda tappa: Egina, più grande e più verde, dominata da belle dimore ottocentesche e da uno dei siti archeologici più sorprendenti della Grecia: il Tempio di Aphaia, straordinariamente ben conservato, con quasi tutte le colonne ancora in piedi. Da non perdere anche il grande monastero di Agios Nektarios.
Rientriamo ad Atene e ceniamo presto da Maiandros (Adrianou 7), perché la notte del Sabato Santo è quella più intensa e vogliamo partecipare ai riti nella chiesa Agios Filippos e in quella Armena. Poi a mezzanotte siamo davanti alla chiesa del Santo Sepolcro, da cui il sacerdote esce tenendo in mano la “Luce Santa” e pronuncia le parole che tutti aspettano: “Cristo è risorto!”. La fiamma si propaga di candela in candela, i fedeli si scambiano tre baci in segno di pace e a casa rompono le uova rosse. Fuori, i più giovani salgono sui tetti e i fuochi d’artificio illuminano il cielo. Uno spettacolo che fa venire i brividi.
Domenica 12 Aprile – Il giorno di Pasqua
La domenica mattina andiamo al mercato delle pulci di Monastiraki, tra via Ifaistou, via Emou e Adrianou , il posto giusto per trovare qualche tesoro vintage o semplicemente lasciarsi trascinare dalla confusione colorata e festosa.
Poi in taxi verso Kallithea per visitare il Stavros Niarchos Foundation Cultural Center, firmato da Renzo Piano. Un capolavoro di architettura contemporanea che ospita la Biblioteca Nazionale, il Teatro dell’Opera e un parco di 170.000 mq affacciato sul mare. Dalla sala di lettura panoramica, leggera, trasparente, immersa nella luce, si vede tutta Atene. Un contrasto magnifico con la pietra millenaria dell’Acropoli.


Il pranzo di Pasqua è un rito gastronomico: ci sediamo al Vosporos Grill di Mikrolimano e ordiniamo di tutto: dalla magiritsa (zuppa di frattaglie d’agnello con uova e spezie) all’agnello allo spiedo, poi tsoureki (pani dolci intrecciati) e naturalmente il baklava. Una tavola abbondante, rumorosa e festosa come si conviene.
Il pomeriggio si passeggia nel quartiere di Kolonaki, elegante e sofisticato, con le sue boutique e gioiellerie ai piedi del Monte Licabetto. Prendiamo la funicolare per raggiungere la cima e goderci il tramonto su tutta la città. Difficile immaginare finale di giornata più romantico.

La cena è al Grecos Project (5 Mitropoleos): hummus, crema di bottarga, tzatziki, melanzane alla greca, feta, dolmades… un susseguirsi di piccoli piatti da condividere nella migliore tradizione mediterranea. Per i nottambuli, il finale è allo Stoa Athanaton (Sofokleous 19), dove si balla e si ascolta il rebetiko, la musica popolare greca del ‘900, definita il “Blues greco”.
Il mattino dopo si riparte. Con la testa ancora piena di storia, arte, candele, profumo di mare e di ouzo. E con la certezza che ad Atene bisogna tornare.

