VIS-A-VIS CON ALESSIA FABIANI

di Chiara Montenero
Alessia Fabiani: dalla letterina di Passaparola alla rinascita in tv e presto tornerà a recitare in teatro
C’è un filo che lega la ragazza dell’Aquila scoperta bambina nella sit-com “Orazio” alla donna che, quasi trent’anni dopo, torna a raccontarsi davanti alle telecamere. Alessia Fabiani ha attraversato la televisione italiana in più stagioni: la vittoria al concorso Bellissima nel ‘94, il successo come Letterina di Passaparola al fianco di Gerry Scotti, l’esperienza da tronista a Uomini e Donne, fino alla parentesi cinematografica in “Loro” di Paolo Sorrentino. Dopo anni lontana dai riflettori, dedicati soprattutto alla crescita dei suoi due gemelli, Kim e Keira, Fabiani è tornata quest’anno al centro dell’attenzione mediatica come naufraga dell’Isola dei Famosi, mostrando al pubblico un lato più autentico e combattivo del suo carattere. In questa intervista ripercorriamo con lei i momenti chiave di una carriera fatta di successi, pause e ripartenze, per scoprire come sia cambiato del suo rapporto con lo spettacolo.
Chi è oggi Alessia Fabiani? Come ti racconteresti a chi ti conosce solo attraverso lo schermo?
Alessia Fabiani è un’evoluzione in meglio di tutto quello che si è visto sullo schermo, perché anche quando ero in auge in televisione ero sempre additata come quella più interessante, quella più carismatica. Ho cominciato a crederci e, forse, lo sono diventata davvero.

Guardando indietro alla ragazza che ha mosso i primi passi in TV, cosa le diresti oggi?
In realtà le direi di rifare quello che ho fatto — questa terza persona non mi piace, mi rende troppo distaccata – con la stessa leggerezza e con la stessa profondità. Diciamo che la mia vita è sempre stata un ossimoro, perché anche nella leggerezza c’è sempre stata profondità. Questi due aspetti, che avevo già e che si sono consolidati, li ripeterei, li ribadirei.
Sui social ti mostri spesso autentica e diretta: quanto è importante per te essere “vera” con il tuo pubblico, senza filtri?
Sì, credo sia importante, anche perché non saprei come si fa altrimenti. Nel senso che, secondo me, per mentire c’è bisogno di avere una certa predisposizione. Io sono un’attrice di teatro e mi è stato detto che non riesco a mentire nemmeno quando recito: anche la verità del personaggio viene fuori. Questo credo sia bellissimo, una caratteristica che mi piace molto e di cui vado orgogliosa.
C’è un progetto, tra tutti quelli fatti, di cui vai particolarmente fiera e che magari il pubblico non ha valorizzato abbastanza?
Assolutamente sì, e ho la risposta prontissima: è uno spettacolo teatrale in cui interpretavo una deportata nei campi di Auschwitz. Per la scena abbiamo finto la rasatura dei capelli — non l’ho fatta davvero — ed ero truccata in modo da apparire sofferente, brutta. Lì ho sentito davvero una drammaticità nelle mie corde di cui sono fiera: sono riuscita a entrare completamente nel personaggio. Lo spettacolo si chiamava “Se questo è un uomo” dal romanzo di Primo Levi.


E come mai secondo te non è stato valorizzato abbastanza?
Perché purtroppo era un progetto pensato per le scuole, quindi erano matinée, e la stampa non è stata molto presente. Non è arrivato con l’eco che secondo me meritava.
Nell’era di Instagram e TikTok, come vivi il rapporto con i tuoi follower? È cambiato il modo in cui ti senti “vista” rispetto al passato?
Adoro Instagram e TikTok, mi piace tutto ciò che è social, perché il mondo è cambiato e bisogna mettersi al passo con i tempi. C’è sempre questa critica mossa nei confronti dei ragazzi, ma ogni epoca ha il suo linguaggio: perché precludere l’uso dello smartphone? Io ho un figlio che, secondo me, è diventato molto sveglio e intelligente anche grazie a questo. Non sono quella che penalizza l’uso dei social o dei computer in generale. Per me il rapporto con questo mondo è quello di attualizzarsi, di indossare, in un certo senso, un altro “costume”: rispetto agli anni ’90 o ai 2000, oggi c’è il costume del social. Va usato ovviamente con intelligenza, anche perché nessuno mostra davvero tutto di sé. È un mondo bello, che può essere anche duro o brutto — bisogna avere misura in tutto.
Corpo, forma fisica e benessere sono temi che ti riguardano da vicino. Che rapporto hai oggi con questo mondo?
Ho bisogno di fare attività fisica, è proprio una necessità che non è dettata solo dalla vanagloria fisica, ma anche da un’esigenza mentale. Ho bisogno di sfogarmi: gioco a tennis, a pallavolo, mi alleno con il pilates, con lo yoga. Mi piace spaziare altrimenti mi annoio.

La mia empatia e positività. La TV a volte ti mette un limite, ti ingloba in una sorta di personaggio con lo stampino, in un prototipo. Io non sono un prototipo, io sono Alessia: l’Alessia che conoscono i miei figli e i miei amici. E poi sono una splendida compagna di viaggio, questo lo voglio dire: chi vuole fare un viaggio con me, mi offre il viaggio e io lo accompagno.
Un sogno nel cassetto, professionale o personale, che non hai ancora realizzato?
Il sogno nel cassetto è sicuramente condurre un programma importante, perché penso di meritarmelo, ormai. Il problema è che i meccanismi, a volte, sono sempre gli stessi… Quindi ambisco, ma non troppo: se accadrà, accadrà; se non accadrà, va bene lo stesso.
Progetti per il futuro?
In autunno sarò in scena con “La scuola delle mogli” insieme a Vito Giuffré, uno dei nipoti dei grandi Giuffré. Sono felice perché è una pièce in costume, scritta da Molière — al secolo Jean-Baptiste Poquelin — che avevo già portato come tesi di laurea, essendomi specializzata in storia del teatro alla Statale di Milano. Sono infatti anche laureata in Lettere moderne, indirizzo storico-artistico-culturale.
Qual è la prima cosa che fai quando ti svegli e quale l’ultima prima di andare a dormire?
Appena sveglia mi stiracchio e faccio un po’ di stretching poi mi rilasso qualche minuto e comincio a pensare a quello che devo fare durante la giornata. La sera, prima di dormire, vado a dare un bacio ai miei due “angeli”.
https://it.wikipedia.org/wiki/Alessia_Fabiani

mail: chiaramontenero@womenlife.it

