ADRIANO OLIVETTI, UNA GRANDE STORIA ITALIANA

di Antonella Reda


E la storia nasce con Camillo Olivetti, fondatore della prima fabbrica italiana di macchina per scrivere che con la moglie Luisa Revel, forma una grande famiglia. La coppia educa i figli con principi severi ma libertari, e Adriano, il maggiore tra i maschi, nato a Ivrea nel 1901, già a tredici anni compie un’esperienza di fabbrica che così ricorderà in una intervista rilasciata per la Rai a Emilio Garroni, decano del giornalismo piemontese: imparai ben presto a conoscere e odiare il lavoro in serie: una tortura per lo spirito che stava imprigionato per delle ore, nel nero e nel buio di una vecchia officina. Mai mi occuperò più di una fabbrica”. Un esordio che i tempi futuri e il suo successo renderanno un positivo presagio.  Nel 1924 Olivetti si laurea in ingegneria chimica al Politecnico di Torino. Al ritorno il giovane Adriano sposa Paola Levi sorella di Natalia Ginzburg, da cui avrà due figli Roberto e Lidia. Il matrimonio non durerà a lungo ma la frequentazione dell’ambiente di Paola, quello descritto dalla stessa Ginzburg in Lessico famigliare, affinerà il senso estetico di Adriano e favorirà i suoi contatti col mondo culturale italiano.

Nonostante le discussioni sulla gestione e sull’organizzazione del lavoro, Camillo riconosce il genio del figlio. Così, dal 1932 Adriano è direttore generale dell’azienda, apre un ufficio di pubblicità a Milano, si avvale di giovani architetti e designer razionalisti. Durante gli anni del conflitto bellico, in seguito a un mandato di cattura per attività sovversiva, ripara in Svizzera. Durante l’esilio termina il libro “L’ordine politico delle comunità”, pubblicato alla fine del 1945. Rientrato a Ivrea, nel dopoguerra, Olivetti si trovò a far rinascere un’impresa italiana ancora segnata dalla distruzione dal conflitto

Un filosofo cattolico francese Emmanuel Mounier principale esponente del personalismo comunitario, che mette al centro il valore della persona in opposizione all’individualismo capitalista, fu un grande ispiratore nelle scelte strutturali di Olivetti. Illuminato, profondamente interessato alla qualità del lavoro ma anche al benessere del lavoratore e attento ad ogni possibile miglioramento della qualità della vita. E ancora Emilio Garroni per “Ritratti contemporanei” mette in evidenza un’abitudine di Olivetti che era quella di andare in fabbrica soprattutto la domenica: “È vero”, risponde Olivetti, “è vero… quando nell’estate del ‘14 mio padre mi mandò a lavorare nel reparto trapani ho faticato molto perché non riuscivo a capire come si potesse stare delle ore alla stessa macchina senza imprigionare lo spirito, l’anima”. Così quando la fabbrica era “ferma”, sparivano i problemi della tecnica e il problema dell’uomo e della sua condizione, diventava più chiaro e su questo lavorava Olivetti.  In coerenza con la sua visione umanistica, all’interno della fabbrica progettò un nido per i figli dei dipendenti, con lo scopo di formarli non solo sulla funzione ma anche sulla bellezza: “Senza l’esperienza della bellezza, un uomo non sarebbe completo”. Ora anche una macchina da scrivere può essere bella. Una delle prime, poi universalmente nota, Olivetti Lettera 22 è stata inclusa da un istituto tecnologico americano, tra i cento prodotti industriali esteticamente più validi. 

Portatile compatta, per uso quotidiano Lettera 22 consolidò l’immagine dell’Azienda ben oltre l’Italia. Giornalisti, scrittori e studenti contribuirono a farne un oggetto legato al lavoro intellettuale del dopoguerra.  Profondamente influenzato dalle modernità delle industrie americane, Olivetti trasforma gli antichi stabili secondo i dettami del made in USA: innovazione tecnologica, introduzione di strategie di marketing e pubbliche relazioni. Il successo dei profitti fa leva anche sulla motivazione personale dei lavoratori, rendendoli parte attiva ed integrante del processo di sviluppo e la fabbrica di Ivrea diventa un modello di un’organizzazione del lavoro diversa: una sintesi tra cultura scientifica e cultura umanistica. L’architetto Ettore Sottsass definisce la struttura della fabbrica una delle cose particolari della Olivetti: “secondo me era che non puntava solo ala business ma dava un profondo senso etico della propria attività. Non per niente Olivetti era forse l’unico industriale nel mondo che si preoccupava di come era disegnata la fabbrica e aveva dell’industria un senso vasto di responsabilità” Inoltre la famiglia è per l’imprenditore legata a una trasformazione industriale secondo un progetto civile che nel 1946 diventerà “Edizioni di Comunità” con il proposito di divulgare testi e idee sula società, sulla politica, sull’urbanistica. Nel 1950 sposa Grazia Galletti che gli darà la terza figlia, Laura. E proprio in quegli anni investe in tecnologie. Nasce il primo calcolatore interamente sviluppato in Italia, Elea 9003, con una memoria per allora altissima, una macchina elaborata con 160mila caratteri alfa numerici transistorizzata che pone Olivetti all’avanguardia. Verrà poi ceduta alla General Electric. Avendo dedicato una vita allo sviluppo sociale, Olivetti scelse di entrare attivamente in politica e nel 1958 fu eletto deputato.

La morte lo coglie all’improvviso, da solo, giovanissimo, il 27 febbraio del 1960 su un treno diretto verso la Svizzera, interrompendo una vita tutta protesa verso il futuro.  Dopo pochi mesi, Eugenio Montale scrisse parole che, lette oggi, hanno acquistato un valore più profondo:

Dai miei incontri con Adriano Olivetti – infrequenti ma non pochi durante trent’anni di amicizia – ho riportato sempre un senso di ammirazione per la lotta da lui evidentemente sostenuta contro la lonely crowd ch’egli sentiva intorno a sé e soprattutto in sé. Al di là delle sue attuazioni comunitarie, che io non saprei giudicare, Olivetti era per me l’esemplare di un uomo nuovo che dovrebbe trovare continuatori, ammesso che in Italia ci sia davvero qualcosa che si sta formando e che meriti di essere proseguita.

Nel 1962 è stata costituita la Fondazione che porta il suo nome, per proseguire l’opera di studio e di sperimentazione, teorica e pratica, intrapresa da Adriano Olivetti.


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