TREBULA SUFFENÀS, UN SITO ARCHEOLOGICO RICCO DI STORIA E CULTURA.

di Luca Berretta


“Lì dove Aniene, che trabocca di acque, domina gelide valli, e i prati verdi son freddi anche nei mesi del cancro, i, o Faustino, i campi, mai spaventati dal leone argolide e la casa sempre amica dell’Eolio noto, chiamano te, o Faustino, tra quei colli consuma le tue lunghe estati: Tivoli sarà per te l’inverno”.

Marziale dedicava al senatore romano Faustino questo epigramma che descriveva elegantemente il sito della bella Trebula.

Trebula Suffenas era il centro amministrativo di un vasto territorio (ager Trebulanus) che si estendeva nella Valle Empolitana, nella Valle del Giovenzano e nella media Valle dell’Aniene. Sull’antico territorio di Trebulanus sorgevano 17 centri abitati. In loco furono trovati materiali appartenenti all’epoca paleolitica e neolitica (di quest’epoca rimane una piccola ascia levigata) e all’età del Ferro, di cui si hanno molte testimonianze.

Trebula Suffenas nei tempi antichi fu celebrata per la sua felice posizione geografica dal poeta Marziale quale fresco soggiorno estivo da preferire a Tivoli. Il piccolo centro di Trebula, diventò crocevia per le rotte delle transumanze e per i collegamenti con i centri vicini (Tibur e Praeneste in primo luogo) acquistando notevole importanza come punto strategico.

Il centro fu occupato dai Suffenates, una popolazione degli Equi, che controllavano tutto il territorio ad est di Tivoli. Dal loro nome dipenderà, come Plinio il Vecchio ci riporta, la definizione dei suoi abitanti come Trebulani Suffenates. Durante l’epoca romana, il centro fu annesso a Roma

Nel I° secolo a. C. ottenne lo status di Municipio romano; è da questo momento che inizia un periodo di grande sviluppo dovuto in parte alla sua posizione strategica sul Passo della Fortuna (nodo di collegamento con Palestrina e Roma), e in parte all’appoggio della famiglia dei Plautii Silvani, originari di Trebula Suffenas, che godeva del favore imperiale. Alcune fonti non ben accertate asseriscono che il centro sia stato la sede di una “praefectura” con importanti funzioni amministrative su tutto il territorio.

Nel II° secolo d. C. Trebula ottenne dai Romani la cittadinanza, con la concessione del diritto al voto per la fedeltà dimostrata all’Urbe durante la guerra Italica.  Immersa nel verde, in un territorio reso particolarmente rigoglioso dalla favorevole posizione geografica e dall’abbondanza di acqua, il centro venne apprezzato per la sua aria salubre e raffinata che non sfuggì ai Romani.

Dopo aver consolidato la loro supremazia sugli Equi tra il 91 e l’88 a.C., i romani ne apprezzarono le qualità ambientali e lo scelsero come meta privilegiata per l’otium, trovando tra le sue zone ombrose, fresche e ben ventilate l’ambiente ideale per il riposo e il relax.

Una delle più potenti famiglie di Trebula, ovvero i Plauti Silvani che potevano contare numerosi magistrati romani, fece costruire delle terme con tanto di frigidarium absidato contenente il mosaico raffigurante il mito di Elle e Frisso.

Durante l’alto medioevo i Trebulani, a causa della discesa dei barbari e alla definitiva crisi dell’Impero romano d’occidente, abbandonarono Trebula, per arroccarsi sopra il colle Caecilianum, più alto e difendibile. Il nome del colle derivò dai proprietari di questa ampia area, ovvero la Gens Caecilia.

La scoperta delle vestigia dell’antica città di Trebula Suffenas, a partire dal 1948, si deve alla grande passione per l’antichità e per il territorio di Corrado Manni, promotore dei lavori di sterro intrapresi per la costruzione della villa a Ciciliano, lungo la via Empolitana, a est di Tivoli.

I notevoli ritrovamenti archeologici di quello che si rivelò essere il cuore del centro abitato, avvenne grazie agli studi di Franco Sciarretta negli anni ’70. Villa Manni (1) è oggi una storica residenza costruita sopra le antiche terme site nel parco archeologico di Trebula Suffenàs. Il complesso si erge su una collina a 600 metri sopra il livello del mare alle pendici del colle su cui sorge Ciciliano.

Ampi tratti di strade, una piazza lastricata limitata da un muro in opera quadrata (probabilmente il Foro) ed una serie di edifici pertinenti ad una domus databile tra l’età Repubblicana e la fine dell’Impero, sono conservati e ora visibili accanto alle strutture di un complesso termale costituito da una serie di ambienti, il più importante dei quali è una sala absidata le cui pareti erano rivestite in marmo e il pavimento, a mosaico bianco-nero, era decorato con scene mitologiche e mostri marini. L’intera superficie di 40 mq. fu staccata e collocata davanti alla fontana di Proserpina di Villa d’Este a Tivoli. Presto sarà visibile nel nuovo museo di Ciciliano, ancora non aperto al pubblico per problemi amministrativi, fortemente voluto dal Sindaco Massimiliano Calore che ha molto a cuore lo sviluppo culturale e turistico della zona.

Oggi parte dei resti di Trebula Suffenas possono essere visitati nei giardini di Villa Manni. Parco tenuto in vita grazie all’amore e alla generosità di Francesca Matassi Manni. Nel parco, che si estende su una superficie di quattro ettari, sono presenti numerosi frammenti rinvenuti da Corrado Manni nel 1948, durante i lavori per la costruzione della villa. Secondo il gusto antiquario e lo stile del tempo, un cospicuo numero di reperti archeologici venne incastonato (2) nei muri della villa, arricchendo il complesso di un fascino straordinario e incorniciando i resti ancora oggi visibili sul sito.

La disposizione dei manufatti si armonizza pienamente con l’architettura della villa, costruita in parte sulle fondamenta dell’antico complesso (3) termale. Ovunque affiorano testimonianze del mondo romano: statue, busti (4), colonne, epigrafi, frammenti, tratti di antiche strade lastricate (5), sarcofagi e capitelli, insieme alle imponenti murature in opera quadrata e in opus reticolatum.

La piscine e i busti.

Mosaico : il mito di Frisso e Helle

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