MARIO SCHIFANO. “IL NÒCCIOLO TENERO E SENSIBILISSIMO DEL SUO ANIMO È LA PASSIONE PER LA PITTURA”

di Irene Niosi
IN COPERTINA:
Mario Schifano, Interno di casa romana, 1968 (dettaglio) smalto, spray, grafite e pastello su tela, 303 × 720 cm, polittico, Collezione privata, Foto Giorgio Benni
© MARIO SCHIFANO, by SIAE © Archivio Mario Schifano
Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 12 luglio, dedica all’ opera di Mario Schifano (Homs 1934 – Roma 1998) una grande mostra a cura di Daniela Lancioni, promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e da Azienda Speciale Palaexpo, prodotta e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Intesa Sanpaolo e Gallerie d’Italia, main partner Eni e con il supporto della Fondazione Silvano Toti.
La retrospettiva con oltre cento opere tra le più acclamate erappresentative, provenienti da collezioni pubbliche e private italiane ed estere, tra le quali un nucleo dalla collezione d’arte di Intesa San Paolo si articola in un percorso cronologico mettendo in evidenza temi, scelte formali, tecniche e premesse mentali che da un’opera tracimano nell’altra rinnovandosi, dando risalto alle invenzioni al loro primo apparire, con l’obbiettivo di fare ordine nella complessa e prolifica produzione di Schifano al fine di ricostruire la parabola della sua vicenda artistica spesso travisata, derivante dalla sua vita sregolata.
Alcuni piccoli dipinti raffiguranti paesaggi degli esordi negli anni Cinquanta e una serie di opere informali e materiche aprono la mostra a testimonianza della naturale inclinazione di Schifano verso la pittura. Nel 1960 inizia a sperimentare i monocromi con lavori dedicati ai paesaggi metropolitani e affina una sua personale quanto originale tecnica, quella dello smalto su carta applicata su tela, dove il protagonista è il colore che azzera ogni giudizio, ben rappresentati dai celeberrimi “Aut Aut” e “Manifesto”.
Quando si parla dei favolosi anni Sessanta corre l’obbligo di ricordare la figura di Plinio De Martiis, proprietario della galleria La Tartaruga che aveva sede a piazza del Popolo sopra il Bar Rosati dove iniziarono a incontrarsi Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli e Giosetta Fioroni. Da questo sodalizio nacque la scuola di Piazza del Popolo, a cui aderirono molti altri artisti, registi, critici galleristi fotografi, una breve ma intensa stagione che dette lustro alla capitale. Di Plinio non si parla mai abbastanza, al suo ricordo sono molto legata avendo avuto da giovane laureata la fortuna di lavorare al suo fianco. Fotografo, gallerista, editore, promotore dell’attività artistica romana dagli anni Cinquanta ma soprattutto scopritore di talenti, nonché organizzatore di eventi che contribuirono a fare di Roma, sua città di adozione, un centro di livello internazionale. Dalla sua morte avvenuta nel 2004 la capitale non gli ha ancora dedicato un omaggio degno della sua geniale personalità, che ha attraversato la scena artistica italiana insieme a Schifano e a tanti altri suoi degni protagonisti.
Dopo questa parentesi ripercorriamo gli anni Sessanta di Schifano quando con i monocromi arrivano i primi riconoscimenti internazionali che suscitano un grande apprezzamento da parte della critica. La pittura diventa colta e stratificata, è un periodo di grande esuberanza espressiva in cui, in meno di tre anni realizzerà centocinquanta opere da cui la fama di artista prolifico, dall’esecuzione rapida e intuitiva. Oggi rappresentano la sua escalation verso il successo internazionale e restano un nodo cruciale nella storia della pittura contemporanea. Nel 1964 partecipa alla Biennale di Venezia, anno in cui avviene la consacrazione della Pop Art, che avrà un effetto dirompente sugli artisti nostrani e non solo. Schifano nella sua vorace curiosità inizia a sperimentare opere dove per la prima volta appaiono marchi, sigle e parole, immagini-simbolo tratte dal paesaggio urbano, temi che si rifanno all’immaginario dei consumi dei mass-media, elementi centrali nella poetica del movimento artistico di oltreoceano, nonostante sia considerato uno tra i suoi capostipiti in Italia negherà di averne fatto parte, affermando: “Ho fatto i miei lavori contemporaneamente, e non successivamente, alla pop art”
Artista onnivoro e maledetto dalla sensibilità molto ricettiva in grado di interpretare velocemente i cambiamenti del suo tempo, assimila i nuovi linguaggi introdotti dalla televisione – che pare tenesse perennemente accesa- intuendo per primo che la percezione della realtà filtrata dal tubo catodico al posto degli oggetti restituisce immagini che scorrono, così, dalle stampe fotografiche rigorosamente dipinte, darà vita ai “Paesaggi TV”.
Nel confrontarsi con questi processi di cambiamento, resta però fedele alla pittura che sarà sempre il suo stabile riferimento anche se verrà accusato di averla uccisa, per questo motivo il titolo della mostra a Palazzo delle Esposizioni, risulta quanto mai calzante: “Il nòcciolo tenero e sensibilissimo del suo animo è la passione per la pittura”dalla descrizione del 1963 nel catalogo della mostra presso la Galleria Odyssia di Roma che dell’allora giovane artista fece Cesare Vivaldi, a sottolineare il rapporto viscerale della tecnica pittorica nella sua opera, stima largamente condivisa che si chiarisce attraverso il percorso cronologico delle opere.
L’influenza pop si riscontra incontrovertibilmente nell’opera “Futurismo rivisitato a colori” del 1965 in cui viene riletto in chiave psichedelica il mito della velocità mentre è di straordinario effetto scenografico il polittico del 1968 “Interno di casa romana” rappresentato come un paesaggio universale, costellato dai simboli ben riconoscibili per ognuno di noi della visione del mondo di Schifano.

© MARIO SCHIFANO, by SIAE © Archivio Mario Schifano
A Palazzo delle Esposizioni viene rappresentato ampiamente anche il suo interesse per il cinema e per la fotografia, interpretato con nuovi modi di osservare e di pensare in cui viene a galla la sua peculiare qualità di anticipatore che nella sua lunga carriera fornirà elementi innovativi alle principali istanze del secondo Novecento.
Particolare evidenza viene data ai cicli più noti ma anche a opere di collezioni private meno conosciute come le grandi composizioni quanto mai raffinate “Grande particolare”, “Grande angolo” e “Senza titolo” tutte datate 1963 e, nel mentre le osserviamo, il ricordo va al ritratto che di questo grande protagonista ci ha lasciato Goffredo Parise: “un piccolo puma di cui non si sospetta la muscolatura e lo scatto, che lascia dietro di sé l’impronta nitida e misteriosa dell’eleganza”

© MARIO SCHIFANO, by SIAE © Archivio Mario Schifano
Mario Schifano
Roma, Palazzo delle Esposizioni 17 marzo – 12 luglio dicembre 2026
Segnalo la Galleria Sinopia di Roma chepresenta una collezione di specchi artistici firmata OOM Glass di Venezia. La raffinata mostra dal titolo Effetto Venere tra riflesso e architettura a cura di Cloe Berni, in collaborazione con Riccardo Benedini, richiama il fenomeno della psicologia della percezione come nei capolavori di Veronese, Tiziano e Velazquez, in un percorso espositivo che trae ispirazione dalla storia dello specchio, luogo di conoscenza e illusione, emblema di vanità e verità. Sono presenti anche le opere fotografiche di Nico Marziali e le sculture di Paolo Crema, Antonio Grieco e Roberta Meldini
Roma, Galleria Sinopia,via dei Banchi Nuovi, 21/B

mail: ireneniosi@womenlife.it

