IN SCENA MA FUORI SCENA… INTERVISTA ALLA REGISTA E PRODUTTRICE ALESSANDRA PIZZI

di Chiara Montenero
Fotografia in Copertina di Piero Marsili Libelli
Alessandra Pizzi è una regista e produttrice teatrale il cui lavoro unisce rigore formale e attenzione al sentimento contemporaneo. Dalla regia di spettacoli di drammaturgia classica alla conduzione di progetti produttivi che valorizzano nuovi talenti e percorsi partecipativi, Pizzi ha costruito una pratica teatrale che ricerca il dialogo tra testo, spazio scenico e pubblico.
In questa intervista esploriamo il suo metodo creativo, le scelte produttive che hanno segnato il suo percorso e le collaborazioni artistiche più significative. Parleremo anche del rapporto fra teatro e comunità oggi, delle sfide economiche e organizzative della produzione indipendente e delle visioni future che guidano i suoi progetti.


Puoi raccontare in poche parole il tuo percorso: da dove è nata la passione per il teatro e quali tappe ritieni decisive?
La passione è nata per una strana coincidenza quando avevo cinque anni. La mia mamma è siciliana e la Sicilia, si sa, è terra di teatro, di dramma, di drammaturgia, di tragedia. Durante una vacanza a Sciacca, di cui mia madre è nativa, un suo cugino stava mettendo in scena uno spettacolo con una compagnia teatrale locale e io andavo ogni giorno ad assistere alle prove. Fu allora che mi innamorai di questo grandissimo parco giochi con i costumi, le scene che si muovevano, gli attori che recitavano diretti da una sorta di grande burattinaio di questo luogo meraviglioso che è il teatro. Tornata a casa dissi ai miei genitori che da grande sarei stata una regista. Mi ritengo fortunata di aver avuto la possibilità di realizzare il mio sogno di bambina. L’iter non è stato semplice. Essendo figlia di un militare di Lecce, di certo non avrei potuto frequentare l’Accademia Silvio D’Amico a Roma o la Paolo Grassi a Milano, così mi iscrissi alla Facoltà di Beni Culturali e mi laureai con Michele Mirabella con cui iniziai a lavorare come aiuto regista. Al termine di questa importante esperienza, ho perfezionato i miei studi in regia e in scrittura drammaturgica (io scrivo sempre gli spettacoli che porto in scena anche se i testi sono tratti dai grandi classici). Ho sempre scritto testi teatrali, ma purtroppo in Italia la figura del drammaturgo è molto poco riconosciuta… ahimè! Dal mio inizio sono passati ventitré anni e la mia passione è la stessa del mio primo giorno di lavoro.

Quanto e come coltivi collaborazioni stabili (drammaturgo, scenografi, musicisti) e che valore attribuisci alla squadra artistica?
Una tappa importante del mio percorso produttivo è stata quando la nostra compagnia Ergo Sum è stata ufficialmente riconosciuta come Compagnia Teatrale dal Ministero. Noi siamo una grande famiglia, tra tecnici, organizzatori, attori, assistenti e aiuti alla regia, in alcuni periodi dell’anno, arriviamo ad essere più di quaranta persone a lavorare ad un progetto teatrale.
Nel 2026 saranno dieci anni dal debutto in teatro di “Uno nessuno centomila”, tua riduzione teatrale del romanzo di Pirandello, di cui è interprete l’attore Enrico Lo Verso. Quale la ragione, a tuo parere, del successo di pubblico e di critica al tuo spettacolo?
Dieci anni fa proposi a Enrico Lo Verso di interpretare Vitangelo Moscarda, detto Gengè, il protagonista del romanzo di Pirandello,“Uno nessuno centomila”.Questo spettacolo è stato il coronamento di un percorso importante perché scrissi l’adattamento già ai tempi dell’università, lavoro iniziato timidamente per sostenere l’esame di letteratura italiana. Questo libro era per me la mia coperta di Linus: lo avevo sul comodino, nella borsa, in macchina. Lo portavo sempre con me perché ne ero rimasta folgorata da adolescente, ma anche terrorizzata perché è un testo sconvolgente che ti fa riflettere sull’”io chi sono”. Lo spettacolo nasce da tante coincidenze. Ero a Roma a cena con un collega che insegna recitazione e, conversando, mi chiese quali fossero i miei programmi per l’estate. Gli risposi che avevo appena terminato l’adattamento del romanzo di Pirandello e che cercavo di contattare Enrico Lo Verso per averlo come protagonista. Mi chiederai il perché della mia scelta, ma quando io scrivo immagino già gli attori giusti per interpretare i personaggi che daranno vita al mio testo. Grazie al mio amico riuscii a contattare Enrico che immediatamente rispose che non era interessato perché non intendeva recitare in teatro. Cercai di convincerlo con le mie ragioni spiegandogli che il mio teatro è soprattutto di narrazione e dietro la messa in scena degli spettacoli c’è sempre un profondo senso civico. Lui si incuriosì da questa mia visione e mi chiese di inviargli il testo… Dopo due giorni iniziammo le prove!

Quali i tuoi progetti?
Ora siamo in scena con tre spettacoli: “E cantava le canzoni”, dedicato a Rino Gaetano di cui è protagonista Alessio Vassallo, “Resta Diva”, omaggio a Maria Callas con Enrico Lo Verso e ancora con “Uno nessuno centomila”.
Dove e con chi trascorrerai il Natale?
Con mio marito e la mia famiglia a Trani.
Quale la prima cosa che fai al risveglio e quale l’ultima prima di dormire?
Bacio mio marito e… bacio mio marito!


