LUCREZIA BORGIA: FEMME FATALE O VITTIMA DELLA STORIA?

di Andrea La Rovere


Quando si sente nominare Lucrezia Borgia, il primo pensiero è: veleni, intrighi e peccati vari. D’altronde, la poveretta ha avuto la sfortuna di nascere figlia di Rodrigo Borgia, alias Papa Alessandro VI, e sorella del famigerato Cesare. Praticamente, il Rinascimento in versione Game of Thrones. Ma Lucrezia era davvero la dark lady che tutti immaginano? Spoiler: no.

Nata nel 1480 a Subiaco, Lucrezia cresce nella corte papale più scandalosa della storia. Giovanissima, viene usata come pedina politica dal padre e dal fratello: tre matrimoni combinati, annullamenti lampo e, si dice, un’abilità tutta sua nel dosare un tremendo quanto fantomatico veleno – la “cantarella” – nelle coppe di vino. Ma è davvero così? Vediamo un po’.

A tredici anni, Lucrezia viene data in sposa a Giovanni Sforza, che ne ha ventisei. Il Papa, però, quel sant’uomo, chiede di aspettare cinque mesi perché ella è troppo piccina. Cinque mesi, avete capito bene.

Quando però gira il vento e al papa quel genero non fa più comodo, Giovanni Sforza viene liquidato con l’accusa di “impotenza”. Tutte vicende, ovviamente, che passano sopra la testa di Lucrezia, lontane, senza che la fanciulla ne abbia la minima responsabilità.

Giovanni, di fronte a quell’accusa che ritiene infamante, non si fa problemi a mettere in giro voci di un rapporto un po’ troppo stretto tra Lucrezia, il (santo) padre e i fratelli Cesare e Juan. Una sorta di “revenge porn” d’epoca, probabilmente totalmente infondato. La morte di Juan, poi, fa nascere la voce che a farlo secco sia stato proprio Cesare, geloso della sorella.

Il secondo marito, Alfonso d’Aragona, ha un destino che rende quello dello Sforza invidiabile. Anche lui cade in disgrazia per un cambio di alleanze, e quella pasta d’uomo di Cesare ordina la sua eliminazione. L’uomo viene strangolato da sicari, lasciando Lucrezia vedova a vent’anni e al centro di altri scandali. Insomma, non proprio il sogno di una ragazza rinascimentale.

Finalmente, però, Lucrezia ha voce in capitolo nella scelta del terzo marito. Visto com’è andata coi primi due, difficile fare peggio. E allora, ecco che arriva Alfonso d’Este, futuro duca di Ferrara. Finalmente, Lucrezia si ritrova lontana dal caos romano e ha l’occasione di dimostrare di essere molto più di una pedina.

A Ferrara diventa una mecenate influente, circondata da artisti, poeti e intellettuali, e governa con saggezza quando Alfonso è impegnato a combattere guerre. Niente veleni o congiure, ma una donna capace di brillare per intelligenza e diplomazia. Non solo, come è usanza all’epoca, Lucrezia è utilizzata anche come sfornatrice di marmocchi: ben otto. Il nono le costerà la pelle a soli 39 anni.

A corte, però, Lucrezia si dà da fare anche in altri modi, intrattenendo una chiacchierata relazione con Francesco Gonzaga, bazzecola che la mette contro Isabella d’Este, sua cognata e moglie di Francesco, innescando una rivalità leggendaria. Nel frattempo, Ferrara è teatro di loschi intrighi e fosche sciagure. Si rivela così un altro lato di Lucrezia, quello perversamente mistico che la induce a portare il cilicio e a legarsi a ogni sorta di ambiente popolato da suorine e fratacchioni.

E i famosi veleni? Non voglio deludervi, ma la fama di avvelenatrice si deve soprattutto a Victor Hugo che così la tratteggia in una sua tragedia di grande successo. Insomma, in un certo senso la fama di femme fatale di Borgia è dovuta soprattutto a maschi rancorosi, delusi o – come nel caso di Hugo – semplicemente affezionati ai cliché.

La donna peccatrice e tentatrice, figura da sempre parafulmine di comportamenti tossici maschili e opposta alla madre amorevole. Figura, va detto, che attira i maschi molto più di quella tanto esaltata della virtuosa, ma su cui viene poi scaricata ogni sorta di maldicenza.

Lucrezia Borgia resta una delle donne più controverse della storia. Non sarà certo stata Santa Maria Goretti, ma nemmeno la crudele femme fatale che la tradizione popolare ha dipinto. Se Isabella d’Este è la regina della mecenatismo, Lucrezia è il simbolo di quanto sia facile manipolare la reputazione di una donna potente in una società patriarcale. E di quanto sia difficile ripulire la reputazione dalle notizie false.

Oggi, infatti, nonostante gli storici la riabilitino completamente, il nome di Lucrezia Borgia è ancora simbolo di chissà quale nefandezza.

Il dipinto che illustra la storia è “Un bicchiere di vino con Cesare Borgia”, di John Collier.


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